Se fai pubblicità su Google e lavori in un settore dove la legge ti obbliga a scrivere qualcosa — un mediatore creditizio, un consulente assicurativo, uno studio odontoiatrico, un centro di medicina estetica, una scuola di formazione — conosci bene questo calcolo: hai novanta caratteri di descrizione e trenta se ne vanno in una frase che non convince nessuno a cliccare, ma che devi mettere.
Da oggi quella frase può stare da un’altra parte.
Google ha pubblicato la documentazione ufficiale dei text disclaimer, un tipo di asset che ospita le informative obbligatorie in una riga dedicata dell’annuncio, invece di farle competere con il testo commerciale. La funzione era già in distribuzione da qualche settimana; la novità del 3 agosto è che ora c’è una guida ufficiale che spiega come si comporta.
Cosa fa, in concreto
L’asset contiene fino a 90 caratteri e viene pubblicato nella sezione delle righe descrittive degli annunci adattabili della rete di ricerca. Si crea a livello di campagna, dal menu Campagne, sezione Asset: pulsante più, voce Text Disclaimer, si scelgono le campagne e si scrive il testo.
Due cose che contano più di quanto sembri:
- non incide sull’Ad Strength. La documentazione Google è esplicita: il punteggio di efficacia dell’annuncio non viene toccato. Chi finora si vedeva penalizzare la valutazione perché metà della descrizione era occupata da una formula di legge, smette di pagare quel prezzo;
- è disponibile globalmente per tutti gli inserzionisti. Non è una funzione riservata a verticali selezionati. Che sia particolarmente utile ai settori vigilati è una conseguenza, non un requisito.
Prima: la formula obbligatoria vive dentro titoli e descrizioni, occupa caratteri che avresti usato per l'offerta e concorre alla valutazione di efficacia dell'annuncio. Dopo: sta in un asset da 90 caratteri, garantito in visualizzazione nella sezione descrittiva, che non entra nel calcolo dell'Ad Strength. Lo spazio commerciale che si libera è quello che prima serviva a stare in regola.
Il dettaglio che rompe gli annunci già ottimizzati
Qui la novità smette di essere solo una buona notizia.
L’asset disclaimer occupa sempre la prima posizione descrittiva disponibile. E se in quella posizione avevi bloccato un asset con un pin, la documentazione dice che quell’asset non viene pubblicato: il disclaimer, se approvato, lo sovrascrive.
Per molti inserzionisti non cambia niente, perché i pin non li usano. Ma chi ha costruito annunci adattabili con una struttura precisa — Descrizione 1 fissa con la promessa principale, il resto libero di ruotare — sta per vedere sparire proprio la riga che aveva deciso di non lasciare al caso.
E il dettaglio che riguarda la conformità
Il secondo comportamento da conoscere è più sottile, e vale soprattutto per chi la dicitura non la mette per gusto ma perché deve.
Se l’asset disclaimer viene disapprovato, l’annuncio non si ferma: continua a essere pubblicato senza il disclaimer.
Dal punto di vista pubblicitario è una scelta ragionevole — Google evita di spegnere una campagna per un asset accessorio. Dal punto di vista di chi ha un obbligo informativo, è esattamente il caso da tenere d’occhio: l’annuncio resta online, i click continuano, la dicitura non c’è più e nessuno se ne accorge finché non lo va a controllare.
Perché il rifiuto silenzioso è la parte da presidiare.
Vale la pena aggiungere un limite tecnico segnalato dalle fonti di settore: il testo del disclaimer può essere troncato in alcune situazioni, per esempio con caratteri di dimensione maggiore o in certe lingue. Novanta caratteri sono il tetto, non una garanzia di leggibilità: le informative lunghe restano un problema della pagina di destinazione, non dell’annuncio.
Cosa fare lunedì
Se fai pubblicità in un settore con diciture obbligatorie. Cerca la voce Text Disclaimer in Asset: se c’è, prova l’asset su una campagna sola, non su tutte. Recupera i caratteri che le formule di legge ti stavano occupando in titoli e descrizioni e riscrivi quel testo pensando a chi deve cliccare.
Prima di attivarlo, controlla i pin. Apri gli annunci adattabili delle campagne che vuoi coinvolgere e verifica se c’è qualcosa bloccato in Descrizione 1. Se sì, spostalo: da lì in poi quella posizione è del disclaimer.
Metti in calendario una verifica. Lo stato di approvazione dell’asset va guardato periodicamente, perché un rifiuto non spegne nulla e non si fa notare. Chi delega le campagne a un’agenzia o a un consulente può semplicemente chiedere che il controllo entri nel report che già riceve.
Non dare per scontato quali diciture ti servano. L’asset è un contenitore: cosa scriverci dentro dipende dagli obblighi del tuo settore, e quelli non cambiano perché Google ha aggiunto una funzione. Se hai un dubbio su una formula, è una domanda per il tuo consulente, non per la piattaforma.
In breve
Il 3 agosto 2026 Google ha pubblicato la guida ufficiale ai text disclaimer per gli annunci della rete di ricerca: un asset da 90 caratteri, disponibile globalmente per tutti gli inserzionisti, che ospita le informative obbligatorie in una riga dedicata e non incide sull’Ad Strength. Si crea a livello di campagna dalla sezione Asset.
I due comportamenti da conoscere prima di attivarlo: l’asset sovrascrive un asset bloccato in Descrizione 1, che smette di essere pubblicato; e se viene disapprovato l’annuncio continua a girare senza il disclaimer, il che per chi lo usa per conformità significa che lo stato di approvazione va controllato a mano.