Google ha aggiornato ieri la propria policy pubblicitaria sulle bevande alcoliche: dal 28 luglio 2026 gli annunci di alcolici sono ammessi in 29 Paesi in cui finora erano vietati.
Se produci o rivendi vino, birra artigianale, amari o distillati, è una di quelle notizie tecniche che valgono più di molte notizie grosse: significa che su alcuni mercati potevi già spedire il prodotto, ma non potevi comprarci un annuncio sopra.
I Paesi che riguardano davvero un esportatore italiano
L’elenco completo è lungo e comprende molti mercati africani e caraibici. Quelli che con più probabilità interessano una piccola impresa italiana sono:
- Vicini di casa e Balcani: Croazia, Slovenia, Serbia;
- Nord Europa: Finlandia, Islanda;
- Asia: Corea del Sud, Vietnam;
- America Latina: Brasile, Ecuador, Giamaica;
- Africa: Kenya, Etiopia, Tanzania, Namibia, Botswana, Mozambico, Zambia, Zimbabwe, Ruanda, Costa d’Avorio, Camerun, Gabon, Congo-Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Lesotho, Eswatini, Seychelles, Sierra Leone.
Croazia e Slovenia da sole spiegano perché la notizia non è esotica: sono mercati di confine, con turismo italiano e distribuzione raggiungibile, dove fino a ieri una cantina non poteva fare una campagna di ricerca.
Il paletto che fa rifiutare gli annunci: la gradazione
Qui sta la parte operativa. Google non ha aperto in modo uniforme: in diversi Paesi si possono promuovere bevande solo fino a un certo grado alcolico, e superarlo significa vedersi rifiutare l’annuncio.
I tre limiti che la documentazione indica in modo esplicito sono:
- Ecuador: sotto il 5% di volume alcolico;
- Islanda: sotto il 2,25%;
- Vietnam: sotto il 5,5%.
Una nota che vale per tutti i 29 Paesi: le bevande a gradazione zero sono ammesse ovunque. Chi ha in catalogo una linea dealcolata ha di fatto il campo libero su tutto l’elenco, ed è una coincidenza fortunata visto che è la categoria in crescita.
L'aggiornamento del 28 luglio 2026 riguarda la possibilità di acquistare pubblicità, non la possibilità di vendere. Restano invariati gli adempimenti a valle: regole doganali e di accisa del Paese di destinazione, requisiti di etichettatura, eventuali licenze locali per la vendita di alcolici e i vincoli dei corrieri sulla spedizione. Un annuncio approvato non certifica che la filiera commerciale sia in regola: è il permesso di parlare a quel pubblico, non il permesso di consegnargli la bottiglia.
L’errore da non fare
La tentazione, leggendo una notizia così, è aprire la campagna e vedere che succede. È il modo più veloce per bruciare budget.
La policy pubblicitaria di Google e la normativa commerciale del Paese di destinazione sono due cose diverse. Google ti dice se puoi mostrare l’annuncio; non ti dice se puoi vendere, a quali condizioni fiscali, con quale etichetta e tramite quale corriere. La Finlandia, per fare l’esempio più chiaro dell’elenco, ha un mercato degli alcolici storicamente molto regolato: poter fare l’annuncio non equivale a poter vendere direttamente al consumatore.
L’ordine giusto delle domande è l’inverso di quello istintivo:
- Posso vendere lì? Dogana, accise, etichettatura, canale distributivo ammesso.
- Riesco a consegnare? Corriere che accetta alcolici verso quel Paese, costi reali di spedizione, resi.
- A che prezzo arrivo a scaffale? Con accise e trasporto il prezzo finale può uscire dal mercato.
- Solo a questo punto: quanto mi costa il clic e quale annuncio scrivo.
Cosa fare adesso, concretamente
Se hai già una distribuzione o un importatore in uno dei Paesi dell’elenco, questa è la settimana giusta per ripescare le campagne che avevi archiviato perché venivano rifiutate: la ragione del rifiuto non c’è più.
Se invece non hai ancora un canale su quei mercati, la notizia va presa per quello che è: un pezzo del puzzle che si è sbloccato, non un mercato che si è aperto. Prima si costruisce la filiera, poi si accende la pubblicità — non il contrario.
In breve
Dal 28 luglio 2026 Google Ads consente la pubblicità di bevande alcoliche in 29 nuovi Paesi, tra cui Croazia, Slovenia, Serbia, Finlandia, Islanda, Corea del Sud, Brasile e Vietnam.
Attenzione ai tetti di gradazione: Ecuador sotto il 5%, Islanda sotto il 2,25%, Vietnam sotto il 5,5%; negli altri valgono i massimi consentiti localmente. Le bevande a zero gradi sono ammesse ovunque.
L’azione utile è una sola: se avevi campagne bloccate su quei mercati, riattivale e verifica il tetto alcolico prima di caricare gli annunci. Se invece il mercato è nuovo, l’apertura pubblicitaria non risolve dogana, accise e spedizione — quelli restano il vero lavoro.