Il Decreto Lavoro 2026 (DL 30 aprile 2026, n. 62) sta entrando nella fase finale: la Camera ha dato il via libera il 10 giugno e la conversione in legge va chiusa entro il 29 giugno. Al di là dei titoli sul «salario giusto», per chi ha anche un solo dipendente il provvedimento tocca tre cose molto concrete: gli incentivi sulle assunzioni, il contratto di riferimento per calcolare lo stipendio e cosa compare in busta paga. Vale la pena guardarle ora, perché su una di queste il tempo conta.
Bonus assunzioni: la leva con la data sopra
La misura più operativa è il pacchetto di esoneri contributivi sulle nuove assunzioni e sulle stabilizzazioni, finanziato per circa 934 milioni di euro. Gli sgravi riguardano in particolare l’assunzione di under 35, di donne in condizione svantaggiata (con importi maggiorati nelle Zone economiche speciali) e la trasformazione di contratti a termine in tempo indeterminato.
Il punto che cambia le scelte: questi esoneri si applicano alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2026. Tradotto, se hai già in programma un inserimento nel secondo semestre, conviene mettere mano al piano adesso e verificare col consulente del lavoro se la persona e il contratto rientrano in una delle categorie agevolate, invece di scoprirlo a dicembre quando la finestra si chiude.
Il decreto stanzia circa 934 milioni per gli sgravi contributivi su under 35, donne svantaggiate e stabilizzazioni. Si applicano alle assunzioni fatte entro il 31 dicembre 2026: e una leva con una scadenza, non un bonus permanente.
Fonte: ANSA / IPSOA — giugno 2026
Il «salario giusto» è una verifica sul CCNL
La seconda novità è di principio ma con un riflesso pratico. Il decreto introduce il concetto di salario giusto, ancorando la retribuzione al trattamento economico complessivo previsto dal CCNL comparativamente più rappresentativo del settore. In pratica non basta «un» contratto qualsiasi: conta che si applichi quello di riferimento per la propria attività.
Per il datore di lavoro l’azione è semplice e va fatta a monte: controllare quale CCNL si sta applicando e se è quello pertinente al settore. È il tipo di verifica che spesso si dà per scontata e che invece, con la nuova cornice, diventa il presupposto per essere in regola.
Cosa cambia subito in busta paga
La terza misura è la più immediata: scatta l’obbligo di indicare in busta paga il codice del CCNL applicato. È un adempimento formale ma concreto, che richiede di allinearsi con chi gestisce le paghe (studio o software) per assicurarsi che il dato sia presente e corretto nei prossimi cedolini.
Perché guardarlo adesso
La conversione è attesa entro il 29 giugno: nel passaggio finale alcuni dettagli (importi, soglie, perimetro degli esoneri) possono essere precisati, e diverse misure rimandano a provvedimenti attuativi. Ma la direzione è definita e una scadenza — quella di fine anno sugli incentivi — è già scritta. Più che una norma da leggere, è un’occasione per ordinare le decisioni sul personale del 2026 con qualche mese di anticipo.
Contenuto informativo, non consulenza giuslavoristica. Per l’applicazione al tuo caso fanno fede il testo definitivo della legge di conversione e la valutazione del tuo consulente del lavoro.