Il dato di copertina sembra incoraggiante: a giugno le imprese italiane programmano circa 623mila assunzioni, oltre un milione e mezzo nel trimestre estivo. Ma il numero che conta davvero, per chi un’azienda la manda avanti, è un altro: il 42% di quei profili è difficile da trovare. Quattro posizioni su dieci rischiano di restare scoperte.
Lo dice il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro. E ribalta la lettura abituale: il vincolo per molte imprese non è la volontà o il budget per assumere — quello c’è. Il vincolo è trovare le persone.
Il problema non è assumere, è reperire
Delle posizioni di difficile reperimento, la fetta più grande — circa il 26,7% — riguarda la mancanza di candidati: non si presenta nessuno. Un altro 11,8% dipende invece dalla preparazione inadeguata di chi si candida. Sono due problemi diversi, che chiedono risposte diverse: nel primo caso manca la persona, nel secondo mancano le competenze.
Il fenomeno non è uniforme sul territorio. Il disallineamento tra domanda e offerta — il cosiddetto mismatch — è più marcato al Nord, dove sfiora il 45% sia a Nord-Est sia a Nord-Ovest. Tradotto: proprio dove l’economia tira di più, è più difficile coprire i posti.
Non per mancanza di posti, ma di candidati (26,7%) o per preparazione inadeguata (11,8%). Per una PMI il collo di bottiglia non è il budget di assunzione: è la ricerca della persona giusta.
Fonte: Excelsior-Unioncamere — giugno 2026
Cosa significa per una PMI
Una grande azienda può permettersi tempi lunghi, agenzie, employer branding. Una piccola impresa no: se un profilo resta scoperto per mesi, è una linea di produzione rallentata, un servizio che salta, un titolare che si sostituisce al dipendente mancante. Per questo la lettura del dato cambia il modo di affrontare la ricerca.
Il punto chiave è che aspettare il profilo “pronto” è la strategia più rischiosa: se quattro su dieci non si trovano, sperare nel candidato perfetto significa restare scoperti. Conviene invece muoversi sulle leve che una PMI controlla davvero.
Quando il mercato non offre il profilo pronto, la persona giusta spesso va costruita: un under 30 con attitudine, formato in casa, copre il posto prima e resta più a lungo di un profilo cercato a vuoto per mesi.
Tre mosse concrete
- Guarda agli under 30. Circa 190mila ingressi programmati sono riservati a loro. Spesso non hanno ancora l’esperienza, ma hanno l’attitudine: assumere e formare può essere più veloce che cercare a vuoto un profilo già fatto.
- Investi in formazione interna. Se il problema è la preparazione inadeguata, costruire le competenze in casa — anche con i bandi pubblici dedicati alla formazione — risolve alla radice, invece di rimandare la ricerca.
- Riscrivi la descrizione del ruolo. A volte non si trovano candidati perché l’annuncio chiede troppo, o descrive male il lavoro. Distinguere ciò che serve davvero da ciò che è “desiderabile” allarga la platea di chi si candida.
In breve
Le 623mila assunzioni programmate a giugno nascondono il vero nodo: il 42% dei profili non si trova. Per una PMI la conseguenza pratica è chiara: il collo di bottiglia non è decidere di assumere, ma riuscire a coprire il posto. Le leve che funzionano sono quelle interne — puntare sui giovani, formare in casa, scrivere annunci realistici — più che attendere un candidato perfetto che, statisticamente, in molti casi non arriverà.