Per settimane si è temuto che il 30 giugno 2026 segnasse la fine dello split payment, la scissione dei pagamenti che da anni obbliga chi fattura alla Pubblica Amministrazione a incassare l’imponibile ma non l’IVA, versata direttamente dall’ente. La scadenza dell’autorizzazione europea aveva alimentato l’idea di un ritorno all’IVA ordinaria. Il 1° luglio il Ministero dell’Economia ha chiuso la questione: il regime prosegue senza interruzioni.
Cosa ha detto il MEF
Con un comunicato ufficiale il Ministero ha confermato la continuità applicativa del meccanismo oltre il 30 giugno. L’iter europeo si completa con una proroga fino al 30 giugno 2029 e con effetti retroattivi dal 1° luglio 2026: in pratica, per chi fornisce beni e servizi alla PA e alle società incluse nel perimetro, non cambia nulla. Si continua a emettere fattura in regime di scissione dei pagamenti come prima.
Resta fermo un solo elemento già in vigore dal 1° luglio 2025: l’uscita dal regime delle società quotate nell’indice FTSE MIB, che non applicano più lo split payment.
A differenza di molte novità fiscali, qui la mossa sbagliata è muoversi: chi aveva già riconfigurato il gestionale per tornare all'IVA ordinaria dal 1° luglio deve annullare quella modifica.
La verifica da fare nel gestionale
Il punto operativo è controintuitivo. Molti fornitori della PA, dando per scontata la fine del regime, avevano preparato — o stavano preparando — la riconfigurazione del software di fatturazione per riemettere fatture con IVA ordinaria dal 1° luglio. Quella modifica ora è sbagliata e va annullata o non applicata.
Due controlli concreti da fare subito:
- Verifica che il gestionale continui a emettere le fatture PA in regime di scissione dei pagamenti, con l’indicazione dell’IVA a carico dell’ente e non incassata.
- Se hai già cambiato l’impostazione, ripristina la configurazione precedente prima di emettere la prossima fattura verso la Pubblica Amministrazione, per evitare documenti errati da stornare.
Perché conta per una piccola attività
Per un fornitore abituale della PA — manutenzioni, forniture, servizi, consulenze a enti pubblici — lo split payment ha un effetto strutturale sulla liquidità: incassi il netto, mentre l’IVA sugli acquisti la paghi comunque. Questo genera spesso crediti IVA cronici da gestire con rimborsi o compensazioni. La proroga al 2029 significa che questo assetto resta la normalità per altri tre anni: vale la pena impostare bene, una volta per tutte, la procedura di richiesta rimborso o compensazione del credito IVA, invece di rincorrerla ogni anno.
Non è una novità che cambia il lavoro di lunedì. È una non-novità che, letta male, avrebbe fatto perdere tempo (riconfigurare il gestionale) e sbagliare la cassa (attendere una liquidità che non arriva). Chi lo sa, semplicemente non fa nulla di sbagliato.
Contenuto informativo, non consulenza fiscale. Per l’inclusione del singolo committente nel perimetro dello split payment e per l’applicazione al tuo caso fanno fede la normativa vigente, gli elenchi ufficiali del Dipartimento delle Finanze e la valutazione del tuo consulente.