Il 1° luglio 2026 l’agenzia americana per la cybersicurezza CISA ha inserito nel suo catalogo delle vulnerabilita’ gia’ sfruttate dagli attaccanti una falla critica di Microsoft SharePoint Server, identificata come CVE-2026-45659. La classificazione e’ pesante: non e’ un rischio teorico, ma un buco che qualcuno sta gia’ usando per entrare nei server. Per le agenzie federali USA la scadenza per applicare la correzione e’ fissata al 4 luglio, tra pochissimi giorni. Per una PMI o uno studio italiano non c’e’ un obbligo di legge equivalente, ma il segnale e’ lo stesso: se usi SharePoint “in casa”, questa e’ una di quelle cose da sistemare adesso.
Prima distinzione: on-premise oppure cloud?
E’ il punto che fa la differenza tra “mi riguarda” e “posso stare tranquillo”. La falla colpisce le versioni di SharePoint installate sui propri server (on-premise): secondo le fonti, Subscription Edition, SharePoint Server 2019 e SharePoint Enterprise Server 2016. Chi usa invece SharePoint Online, cioe’ la versione inclusa in Microsoft 365 e ospitata da Microsoft, non deve fare nulla: gli aggiornamenti li gestisce il fornitore.
La prima domanda da porsi: il nostro SharePoint gira su un server nostro (on-premise) o e' quello incluso in Microsoft 365 (cloud)?
Perche’ e’ considerata cosi’ pericolosa
Il problema tecnico e’ una deserializzazione che permette l’esecuzione di codice da remoto (RCE): in pratica un attaccante puo’ far girare comandi propri sul server. Il punteggio di gravita’ indicato e’ 8.8 su 10, ma il dettaglio che alza l’allarme e’ un altro: per sfruttare la falla basta un account con permessi minimi — un semplice “Site Member” del portale, senza alcun privilegio da amministratore.
Tradotto: non serve che l’attaccante buchi prima le difese principali. Ne’ un dipendente con accessi limitati, ne’ un collaboratore o fornitore esterno a cui hai dato un account per condividere documenti, sono “innocui” in questo scenario. Chiunque abbia una credenziale valida sul portale puo’ diventare il punto di partenza.
Cosa fare concretamente (anche se l’IT non lo gestisci tu)
Se in azienda non gestisci direttamente i server, non ti serve capire la parte tecnica: ti serve fare la domanda giusta a chi se ne occupa. La sequenza e’ semplice:
- Chiedi se avete SharePoint on-premise. Se la risposta e’ “usiamo solo Microsoft 365 / SharePoint Online”, sei a posto su questo fronte.
- Se e’ on-premise, chiedi se e’ gia’ stato applicato l’aggiornamento per la CVE-2026-45659 (la correzione risale agli update di maggio 2026). Se non lo e’, va fatto con priorita’ massima.
- Fai verificare gli account del portale, in particolare quelli esterni (fornitori, collaboratori, ex dipendenti mai disattivati): con questa falla anche un accesso a bassi privilegi e’ un rischio.
Il livello di accesso che basta per sfruttare la falla: nessun privilegio amministrativo richiesto.
Cosa fare lunedi’
Se hai un SharePoint installato sui tuoi server, la telefonata da fare oggi al tuo responsabile IT o al tuo MSP e’ una sola: “il nostro SharePoint on-premise e’ gia’ patchato per la CVE-2026-45659?”. Se la risposta non e’ un “si’” immediato, chiedi che venga verificato e sistemato in giornata, e cogli l’occasione per farti confermare che gli aggiornamenti di sicurezza dei sistemi esposti siano gestiti con un processo regolare e non a chiamata. Molti incidenti non nascono da attacchi sofisticati, ma da patch disponibili e mai installate.