Se fai pratiche per conto dei clienti, dal 5 ottobre Google Ads ti chiede una prova che quasi nessuno ha

Dal 5 ottobre Google Ads accetta annunci su visure, certificati, visti, patenti e pratiche auto solo da chi è linkato come fornitore autorizzato da un sito istituzionale. Partita IVA e visura camerale non bastano: restano due mesi per muoversi.

C’è una categoria di attività che in Italia vive quasi interamente di Google: le agenzie che fanno pratiche per conto degli altri. Pratiche auto, visure, certificati, rinnovi, visti e autorizzazioni di viaggio, cambi di residenza, casellario giudiziale. Il cliente non sa come si fa, cerca su Google, trova un annuncio, paga il servizio.

Il 5 agosto Google ha annunciato che dal 5 ottobre 2026 questo canale si chiude a chiunque non riesca a dimostrare una cosa molto precisa. E la cosa richiesta non è quella che verrebbe da pensare.

Non ti viene chiesto se sei in regola

Il requisito, nel testo della policy ufficiale, è che il tuo dominio sia linkato da un sito governativo ufficiale e vi sia esplicitamente indicato come fornitore autorizzato da quell’ente.

Leggilo di nuovo, perché la differenza è tutta lì. Non ti viene chiesto di essere un’impresa regolare. Non ti viene chiesto un titolo abilitativo, né un contratto, né anni di attività senza contestazioni. Ti viene chiesto che sia l’ente pubblico a nominarti, sul proprio sito, come suo fornitore autorizzato.

Secondo la ricostruzione di Search Engine Land, restano fuori esplicitamente le credenziali commerciali generiche: licenze d’esercizio, contratti commerciali, registrazioni d’impresa. Tradotto nel nostro contesto: partita IVA, visura camerale e iscrizione al registro non sono la prova che serve.

Due cose che sembrano uguali e non lo sono

Essere autorizzati a operare significa che nessuna norma ti vieta di svolgere quel servizio: è la condizione in cui si trova la stragrande maggioranza delle agenzie di pratiche, degli studi di consulenza amministrativa e degli intermediari per visti e documenti di viaggio. Essere riconosciuti come fornitore autorizzato significa invece che un ente pubblico ti ha inserito in una propria directory o pagina istituzionale, indicandoti per nome come soggetto abilitato a erogare quello specifico servizio. La prima è una condizione giuridica, la seconda è un fatto pubblicato su un sito. Dal 5 ottobre 2026 Google Ads considera valida solo la seconda per gli annunci che promuovono l'acquisizione diretta di documenti e servizi pubblici.

Quali servizi rientrano

La pagina ufficiale della policy elenca fra i servizi coperti, a titolo di esempio: identificativi personali rilasciati dallo Stato, certificati di nascita e di morte, cambi di nome e di indirizzo, identificativi d’impresa, controlli sui precedenti penali e certificati di condotta, prestazioni sanitarie e assistenziali, rimborsi fiscali, visti di viaggio, passaporti, patenti di guida, immatricolazioni di veicoli e licenze di caccia e pesca.

È un elenco che in Italia intercetta un mondo intero: agenzie di pratiche auto, agenzie per visti e autorizzazioni di viaggio, servizi online di visure e certificati anagrafici, intermediari per il casellario giudiziale, chi vende assistenza per bonus e rimborsi.

Cosa succede se non ti adegui

La pagina della policy prevede un preavviso di almeno 7 giorni prima di ogni sospensione dell’account. È un dettaglio che conviene tenere a mente per una ragione pratica: il rischio non è solo che smettano di girare quegli annunci, ma che venga colpito l’account con cui fai pubblicità anche a tutto il resto.

Chi ha un unico account Google Ads per più linee di attività ha quindi un problema di esposizione che va oltre la singola campagna.

Perché Google lo fa (e perché ti riguarda comunque)

Il contesto è quello dei falsi portali che si spacciano per siti istituzionali e fanno pagare cifre sproporzionate per servizi che spesso lo Stato eroga a costi minimi. È un fenomeno reale e documentato, e la stretta ha una logica.

Il punto scomodo è che una regola pensata per fermare chi inganna colpisce con la stessa forza chi lavora onestamente, perché il filtro scelto non misura l’onestà: misura la presenza di un link. E quel link, nella pubblica amministrazione italiana, molte attività perfettamente legittime non ce l’hanno e difficilmente ce l’avranno entro l’autunno.

Cosa fare in questa settimana

  1. Apri i tuoi annunci attivi e segna quali promettono di ottenere un documento o una pratica pubblica. Sono quelli a rischio.
  2. Cerca il tuo dominio su Google restringendo la ricerca ai siti degli enti con cui lavori. Se compare come fornitore indicato, hai la prova; salva la pagina.
  3. Se non compare, scrivi oggi stesso all’ente di riferimento chiedendo se esiste o è prevista una pagina pubblica di fornitori autorizzati. La risposta, quale che sia, ti serve per decidere.
  4. In parallelo, comincia a spostare budget su canali che non dipendono da quell’autorizzazione. Due mesi bastano per costruire un minimo di alternativa; due settimane no.

Il punto

Chi vive di pratiche per conto terzi ha costruito il proprio marketing su un canale che, di fatto, non era mai stato regolato. Da ottobre lo è, e il criterio scelto non premia la qualità del servizio: premia il fatto di essere già dentro il perimetro pubblico.

Non è una notizia che si risolve sistemando una campagna. È una notizia che chiede di sapere, entro settembre, se la propria attività può continuare a farsi trovare come si è sempre fatta trovare.

Fonti consultate

  1. Google Advertising Policies Help — Government documents and services (policy ufficiale) · primary
  2. Search Engine Land — Google tightens ads policy for government document providers · press
  3. Search Engine Roundtable — Google Ads Government Documents and Services Policy To Be Updated On October 5, 2026 · press