Dazi USA, cambia la legge sotto i piedi dell'export: il 10% sull'Europa resta, ma da oggi poggia su un'altra norma

Scaduto il dazio globale del 10%, gli Stati Uniti lo sostituiscono con uno basato sul lavoro forzato: per l'UE l'aliquota resta al 10%, ma cambiano base giuridica ed esclusioni. Chi esporta deve rifare la verifica voce per voce.

Se esporti negli Stati Uniti, la notizia di queste ore ti riguarda anche se il numero che paghi non cambia. Il dazio globale del 10% introdotto in via temporanea — quello nato dopo che la Corte Suprema aveva annullato i precedenti — è scaduto. Al suo posto entra un dazio diverso: stessa aliquota per l’Europa, altra norma sotto.

L’ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti ha chiuso il 23 luglio le indagini aperte in base alla Section 301 del Trade Act del 1974 sul tema del lavoro forzato, imponendo dazi a una sessantina di partner commerciali. Le aliquote vanno dal 10% al 12,5%. L’Unione Europea è nella fascia bassa, al 10%, perché ha adottato o si è impegnata ad adottare un divieto di importazione per i prodotti realizzati con lavoro forzato.

Per l’esportatore italiano, quindi, il livello resta quello a cui si era abituato. Ma un dazio non è solo un numero: è un numero più un elenco di cosa ci sta dentro e cosa ne resta fuori. E quell’elenco è cambiato.

Cosa cambia davvero: le esclusioni

Il punto operativo è tutto qui. Il nuovo regime porta con sé un proprio perimetro di esenzioni, verificato sulle fonti:

  • Petrolio, gas e fertilizzanti risultano esclusi dalle nuove misure.
  • I prodotti già soggetti a dazi settoriali specifici non sono interessati: chi rientra in quelle categorie non subisce una sovrapposizione.
  • Sono previste esenzioni per materie prime non disponibili sul mercato interno statunitense e per i casi in cui il dazio provocherebbe una disruzione economica.
  • I prodotti coperti dall’accordo commerciale nordamericano tra Stati Uniti, Messico e Canada restano esenti — rilevante se la tua merce entra negli USA passando da lì.

Tradotto: una verifica fatta a giugno oggi non vale più. Non perché l’aliquota sia salita, ma perché la lista delle voci escluse è stata riscritta. Un prodotto che prima cadeva in un’esclusione può non caderci più, e viceversa.

10%
l'aliquota per l'Unione Europea nel nuovo regime

Stesso livello del dazio globale che scade, ma imposto in base alla Section 301 anziché alla Section 122, con un elenco di esclusioni proprio. L'aliquota è indicata dall'USTR al netto dell'aliquota MFN: il calcolo effettivo va verificato per singola voce doganale.

Fonte: USTR — 23 luglio 2026

Il nodo delle merci in transito

C’è una finestra delicata ed è adesso. Le fonti non concordano sull’ora esatta del passaggio: ANSA indica l’entrata in vigore alle 00:01 del 24 luglio, Euronews alle 00:01 del 25. Un giorno di scarto che in dogana pesa.

Se hai una spedizione partita ma non ancora sdoganata, è la prima cosa da chiarire con lo spedizioniere: sotto quale regime verrà liquidata. Non è una domanda teorica — determina quale elenco di esclusioni si applica alla tua merce, e quindi se il costo di sbarco che hai messo a preventivo regge.

L’avvertenza sul calcolo

Un dettaglio che nessuna cronaca spiega e che invece decide il conto. Il comunicato dell’USTR indica le aliquote al netto dell’aliquota MFN, cioè del dazio ordinario già previsto per quella voce doganale.

Significa che il 10% non è automaticamente un 10% che si somma a quello che già paghi: il modo in cui i due si combinano dipende dalla voce. Non fidarti di un calcolo a mente e non fidarti di un titolo di giornale: chiedi allo spedizioniere o alla dogana il calcolo sulla tua specifica voce, prima di aggiornare il listino verso i clienti americani.

Le tre cose da fare prima della prossima spedizione

  1. Rifai la verifica sulla tua voce doganale. Non per l’aliquota, che per l’UE resta al 10%, ma per capire se il tuo prodotto rientra in una delle nuove esclusioni o se ne è uscito.
  2. Chiarisci le spedizioni in viaggio. Chiedi allo spedizioniere sotto quale regime saranno liquidate le merci già partite e fatti confermare la data di riferimento.
  3. Guarda le clausole contrattuali sui dazi. Se vendi DDP, l’aumento o la variazione la assorbi tu; se vendi DAP o EXW la assorbe il cliente. In una fase in cui le regole cambiano ogni poche settimane, è il momento di verificare che i contratti in essere dicano chiaramente chi paga cosa — e, per i nuovi, di inserire una clausola di revisione legata a variazioni tariffarie.

In breve

Gli Stati Uniti hanno sostituito il dazio globale temporaneo del 10% con dazi imposti in base alla Section 301 e motivati dal tema del lavoro forzato, applicati a una sessantina di partner con aliquote tra 10% e 12,5%. Per l’Unione Europea l’aliquota resta al 10%: quello che cambia è la norma di riferimento e, con essa, l’elenco delle esclusioni. Per chi esporta la conseguenza è concreta e va gestita ora: rifare la verifica sulla propria voce doganale, chiarire il regime delle merci in transito nella finestra 24-25 luglio e controllare chi, nei contratti in essere, si accolla il dazio.

Fonti consultate

  1. USTR — USTR Takes Action in Forced Labor Section 301 Investigations (23 luglio 2026) · primary
  2. Euronews — US imposes new tariffs on dozens of countries over forced labour claims · press
  3. ANSA — Casa Bianca, dazi dal 10 al 12,5 per cento su molti partner · press