Da cinque mesi ogni merce italiana che entra negli Stati Uniti paga una sovrattassa del 10%, sopra i dazi ordinari. Domani, 24 luglio alle 00:01 ora di Washington, quella sovrattassa decade automaticamente: la legge che la sorregge — la Section 122 del Trade Act del 1974 — la autorizza per un massimo di 150 giorni, e i 150 giorni scadono. Il presidente non può prorogarla da solo, servirebbe una legge del Congresso, e al momento non ce n’è nessuna in discussione.
Per chi esporta negli USA non è un dettaglio da rassegna stampa: è una finestra operativa che si apre nelle prossime ore.
Perché scade davvero
La sovrattassa era nata il 24 febbraio come piano B: quattro giorni prima la Corte Suprema aveva stabilito che la legge sui poteri di emergenza (IEEPA) non autorizza il presidente a imporre dazi. La Section 122 sì — ma con due vincoli precisi: aliquota massima del 15% e durata massima di 150 giorni, prorogabile solo dal Congresso. Nel frattempo anche questa versione è stata giudicata illegittima dalla Court of International Trade, con appello pendente; la riscossione però è proseguita.
Il risultato pratico: salvo colpi di scena legislativi nelle prossime ore, da domani lo sdoganamento negli USA torna ai dazi ordinari — per la maggior parte dei prodotti italiani, molto meno del 10% aggiuntivo pagato finora.
Introdotta il 24 febbraio 2026 su quasi tutte le importazioni USA con la Section 122 del Trade Act, ha il limite legale dei 150 giorni: senza una legge del Congresso decade automaticamente alle 00:01 del 24 luglio.
Fonte: Transport Topics, PwC — luglio 2026
La finestra delle 24-48 ore
Il dazio si paga al momento dello sdoganamento (entry), non della partenza. Questo apre tre mosse concrete da valutare oggi con il proprio spedizioniere o customs broker:
- Spedizioni in viaggio o in partenza: se una merce è vicina alla dogana USA, far slittare l’entry a dopo il 24 luglio può far risparmiare al cliente americano il 10% secco del valore. Su un container da 80.000 dollari sono 8.000 dollari. Una telefonata allo spedizioniere oggi vale più di qualsiasi sconto commerciale.
- Listini e trattative in corso: ricalcolare il landed cost per i clienti USA nei tre scenari — decadenza pulita, proroga last minute, misure sostitutive — e non dare per scontato il ritorno al mondo pre-febbraio.
- Quanto già pagato da febbraio: i rimborsi non sono automatici. C’è contenzioso in corso sull’illegittimità dei dazi; chi ha assorbito la sovrattassa deve conservare la documentazione delle entry e chiedere al proprio broker di tenere aperta la posizione. Se i tribunali confermeranno la bocciatura, quella carta varrà denaro.
Cosa può arrivare dopo
La finestra potrebbe non restare aperta a lungo. L’amministrazione USA ha già in corsa le misure sostitutive: indagini Section 301 con aliquote proposte del 10-12,5% su 46 paesi, e dazi settoriali Section 232, a partire dai farmaci. Nessuna delle due è operativa domani mattina — le procedure hanno tempi propri — ma un esportatore prudente costruisce i listini di agosto su due colonne: con e senza nuova tariffa.
Attenzione a non confondere le misure: l’accordo quadro UE-USA sui dazi settoriali al 15%, di cui abbiamo scritto, è un binario separato e resta in vigore. A decadere domani è solo la sovrattassa generale del 10%.
Fino al 23 luglio: dazio ordinario più sovrattassa del 10% su quasi tutto. Dal 24 luglio: solo dazio ordinario, salvo proroga del Congresso oggi ritenuta improbabile. In preparazione: possibili misure sostitutive Section 301 (10-12,5%) e Section 232 (farmaci), con tempi non immediati.
In breve
La sovrattassa USA del 10% su quasi tutte le importazioni scade per legge domani, 24 luglio, al termine dei 150 giorni della Section 122: il Congresso non l’ha prorogata. Chi esporta negli USA dovrebbe oggi: valutare con lo spedizioniere lo slittamento delle entry oltre la mezzanotte americana, ricalcolare i listini nei tre scenari e conservare la documentazione dei dazi già pagati in vista di possibili rimborsi. E tenere d’occhio le misure sostitutive già in preparazione.