Controlli fiscali +18% nel 2025: il MEF conferma la stretta e spiega come sceglie chi verificare

Il MEF ha comunicato alla Camera 223.647 accertamenti ordinari nel 2025, il 18% in più del 2024, con oltre l'11% sulle partite IVA. La linea per i prossimi anni: selezione mirata via incrocio delle banche dati e AI. Cosa significa per chi fa impresa.

Il dato è arrivato in Commissione Finanze alla Camera, ma parla direttamente a chi tiene una partita IVA: nel 2025 il fisco ha effettuato 223.647 accertamenti ordinari su imposte dirette, IRAP e IVA, contro i 189.578 del 2024. Sono circa 34.000 controlli in più, il 18% di aumento, e oltre l’11% ha riguardato titolari di partita IVA. Non è una scadenza da segnare in agenda: è un segnale di direzione. E la direzione, detta dal MEF, è che questo livello di controlli resterà alto anche nei prossimi anni.

Il numero conta, ma conta di più il metodo

A comunicarlo è stata la Sottosegretaria all’Economia Lucia Albano, citando la relazione della Corte dei Conti. La parte più interessante per un imprenditore non è la cifra, ma come l’amministrazione dice di voler selezionare chi verificare: interoperabilità delle banche dati, modelli di analisi del rischio di evasione e strumenti di intelligenza artificiale, con la supervisione umana che resta centrale. L’obiettivo dichiarato è una selezione sempre più mirata dei contribuenti ad “alto rischio”, per evitare di intervenire su chi è in regola.

223.647 accertamenti ordinari nel 2025 contro 189.578 nel 2024: un +18% che il MEF non presenta come picco isolato, ma come livello da mantenere negli anni a venire.

Tradotto per chi fa impresa: il rischio non è distribuito a caso. Un controllo “data-driven” colpisce le anomalie — incoerenze tra dichiarato e movimenti, scostamenti dagli indicatori di settore, incroci tra fonti diverse. Chi presenta numeri coerenti e documentati ha, statisticamente, meno probabilità di finire nel mirino. Chi ha zone grigie ne ha di più.

Cosa significa, in concreto, per una PMI

La reazione sbagliata è l’ansia; quella giusta è l’ordine. Se la logica dei controlli è la selezione mirata, la difesa non è “sperare di non capitare”, ma ridurre le anomalie che un sistema automatizzato intercetta.

Sul piano degli strumenti, chi vuole più prevedibilità può valutare con il proprio commercialista il concordato preventivo biennale: concordando in anticipo il reddito imponibile per due anni, si riduce l’area di discrezionalità su cui possono innestarsi contestazioni, in cambio di una base tassabile definita. Non è una scelta adatta a tutti — dipende da come stanno evolvendo i ricavi — ma è esattamente il tipo di decisione che va fatta guardando avanti, non dopo aver ricevuto una lettera.

Dalla paura del sorteggio alla gestione del rischio: se la selezione è mirata, l'imprenditore può agire sulle cause (anomalie, incoerenze, documenti mancanti) invece di subire l'esito.

La sintesi per lunedì

Non c’è nulla da versare e nessuna scadenza nuova: c’è un cambio di clima da mettere a fuoco. I controlli sono più numerosi e più selettivi, e lo resteranno. Per una PMI la mossa sensata è una revisione di metà anno con il commercialista su tre domande: i miei numeri sono coerenti e documentati? Sono in linea con gli ISA del mio settore? Il concordato preventivo biennale ha senso per la mia situazione? Rispondere ora costa un’ora di lavoro. Rispondere dopo un accertamento costa molto di più.

Fonti consultate

  1. ANSA — Mef, nel 2025 223.000 accertamenti fiscali, saliti del 18% · press
  2. Il Sole 24 Ore — Tax authorities: a surge in audits in 2025 · press
  3. La Nazione — Mef, nel 2025 223.000 accertamenti fiscali, saliti del 18% · press