Infortuni in crescita del 4,7%, malattie professionali del 16,7%: i dati INAIL dicono in quali settori il rischio sta salendo

Gli open data INAIL del primo semestre 2026 contano 213.985 denunce di infortunio e 59.480 di malattia professionale. I decessi calano. Sette settori peggiorano: se sei in uno di questi, il DVR va riaperto.

I numeri INAIL del primo semestre 2026, pubblicati il 3 agosto, dicono due cose che vanno in direzioni opposte. Gli infortuni denunciati crescono del 4,7%, le malattie professionali del 16,7%, ma i casi mortali calano del 4,2%.

Letta come titolo di giornale è una notizia contraddittoria. Letta da chi ha dipendenti è abbastanza chiara: si muore un po’ meno sul lavoro, ma ci si fa male di più e soprattutto ci si ammala molto di più. E il secondo dato è quello che quasi nessuno commenta, pur essendo il più fuori scala.

I numeri, in ordine di importanza

Nel periodo gennaio-giugno 2026, escludendo la gestione studenti:

  • 213.985 denunce di infortunio, contro le 204.364 dello stesso periodo del 2025: +4,7%;
  • 342 casi mortali, quindici in meno del 2025 (-4,2%), con i decessi in itinere — cioè nel tragitto casa-lavoro — in calo del 7,2%;
  • 59.480 denunce di malattia professionale, ottomilaquattrocentonovantaquattro casi in più: +16,7%.

Il rapporto tra i due incrementi è il punto. Le malattie professionali crescono a una velocità più che tripla rispetto agli infortuni. Non è un dettaglio statistico: infortunio e malattia professionale nascono da cause diverse e si prevengono con interventi diversi.

Due curve che divergono

Nel primo semestre 2026 le denunce di infortunio salgono del 4,7 per cento, passando da 204.364 a 213.985 casi, mentre le denunce di malattia professionale salgono del 16,7 per cento, con 8.494 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2025 per un totale di 59.480. I casi mortali scendono invece del 4,2 per cento, da 357 a 342, con i decessi in itinere in calo del 7,2 per cento. L'incremento delle malattie professionali corre a una velocità più che tripla rispetto a quello degli infortuni.

Il tuo settore è in questo elenco?

Questa è la parte del rilascio che vale la lettura, perché trasforma una statistica nazionale in una domanda concreta. I comparti in cui le denunce di infortunio aumentano sono sette:

  • sanità e assistenza sociale: +5,3%
  • trasporti e magazzinaggio: +4,8%
  • commercio: +3,8%
  • servizi di supporto alle imprese: +2,8%
  • alloggio e ristorazione: +2,7%
  • costruzioni: +2,6%
  • manifatturiero: +1,6%

Se la tua attività sta in uno di questi sette, il trend nazionale non è un’astrazione: è il tuo settore che peggiora. Se non c’è, il dato è contesto e nulla più.

Perché il +16,7% chiede un intervento diverso

Un infortunio è un evento: qualcuno cade, si taglia, viene urtato. Si previene sull’ambiente e sui comportamenti — protezioni, procedure, formazione, ordine.

Una malattia professionale è un processo: si accumula nei mesi e negli anni. Sovraccarico biomeccanico, movimenti ripetuti, posture, movimentazione manuale dei carichi, esposizioni prolungate. Non la intercetti guardando i near-miss, perché non produce eventi: la intercetti attraverso il medico competente e la sorveglianza sanitaria, cioè lo strumento che nella maggior parte delle piccole imprese italiane viene gestito come un adempimento da spuntare.

Un numero che sale del 16,7% in sei mesi dice che quell’adempimento sta smettendo di essere formale. Non perché arrivino controlli: perché le persone si stanno ammalando davvero, e una malattia professionale riconosciuta è un costo aziendale — assenze prolungate, sostituzioni, contenzioso — molto più lento e più caro di un infortunio.

Infortunio e malattia professionale non si prevengono nello stesso modo

L'infortunio è un evento singolo e improvviso, si previene agendo sull'ambiente di lavoro, sulle protezioni, sulle procedure e sulla formazione, e si intercetta osservando i mancati incidenti. La malattia professionale è un processo lento che si accumula nel tempo per sovraccarico biomeccanico, movimenti ripetuti, posture e movimentazione manuale dei carichi, non produce eventi visibili e si intercetta soltanto attraverso il medico competente e la sorveglianza sanitaria. Nel primo semestre 2026 il secondo fenomeno cresce a velocità più che tripla rispetto al primo.

Cosa fare questa settimana, se il settore è il tuo

Quattro cose concrete, in ordine di utilità e non di burocrazia.

  1. Riapri il DVR e confrontalo con la realtà degli ultimi sei mesi. Non per riscriverlo: per verificare se descrive ancora quello che succede in azienda. Mansioni cambiate, macchine nuove, ritmi diversi, personale entrato di recente. Se il documento parla di un’azienda che non esiste più, è carta.
  2. Controlla le scadenze delle visite del medico competente e il protocollo sanitario. È l’intervento che punta direttamente sul dato peggiore. Chiedi al medico competente se il protocollo copre il rischio da sovraccarico biomeccanico per le mansioni che ce l’hanno davvero.
  3. Verifica la formazione di chi è stato assunto negli ultimi dodici mesi. Formazione generale e specifica, preposti, uso delle attrezzature. È l’ambito dove i buchi si accumulano senza che nessuno se ne accorga, perché l’assunzione la gestisce l’amministrazione e la formazione sulla sicurezza la gestisce un altro fornitore.
  4. Guarda i tuoi mancati incidenti, non solo i tuoi infortuni. Se in sei mesi non hai registrato nessun near-miss, il problema non è che non ne sono capitati: è che nessuno li segnala.

Il dato buono, che non va sprecato

I decessi calano, e calano più della media quelli in itinere, meno 7,2%. Il tragitto casa-lavoro è l’unico pezzo di rischio su cui un’azienda interviene senza toccare macchinari: orari che evitano le ore peggiori, trasferte pianificate invece che improvvisate, lavoro da remoto sui giorni in cui lo spostamento non serve a nulla.

È un argomento che vale in due direzioni: verso i dipendenti, perché è una misura di sicurezza reale e non un benefit; e verso sé stessi, perché è il tipo di intervento che costa organizzazione anziché denaro.

In breve

Primo semestre 2026: 213.985 denunce di infortunio (+4,7%), 59.480 denunce di malattia professionale (+16,7%), 342 casi mortali (-4,2%). I sette settori in peggioramento sono sanità e assistenza sociale, trasporti e magazzinaggio, commercio, servizi di supporto alle imprese, alloggio e ristorazione, costruzioni, manifatturiero.

Se sei in uno di questi, le due mosse che pesano davvero sono riaprire la valutazione dei rischi e verificare con il medico competente che il protocollo sanitario copra il sovraccarico biomeccanico. Il numero che cresce di più non è quello degli incidenti: è quello delle persone che si ammalano lentamente, e quel rischio non si vede guardando i registri degli infortuni.

Fonti consultate

  1. Ansa — Inail: in 6 mesi aumentano infortuni sul lavoro 4,7%, calano decessi 4,2% · press
  2. Il Fatto Quotidiano — Infortuni sul lavoro, i dati Inail 2026 · press
  3. Open Data INAIL — portale dei dati aperti su infortuni e malattie professionali · primary