Lunedì 25 città in bollino rosso: in sette regioni il lavoro al sole è vietato dalle 12:30 alle 16, ma solo nei giorni che dice Worklimate

La cassa integrazione copre il fermo, ma prima viene il divieto: sette regioni fermano il lavoro al sole dalle 12:30 alle 16 nei giorni a rischio alto. Non è automatico: si attiva sulla mappa Worklimate, da controllare ogni mattina.

Se hai persone che lavorano all’aperto — cantiere, campagna, cave, piazzali logistici, consegne in scooter — lunedì mattina il termometro non è lo strumento giusto da guardare. Il bollettino del Ministero della Salute segna 25 città in bollino rosso lunedì 3 agosto (erano 23 domenica: si aggiungono Ancona e Bari), e in sette regioni un’ordinanza vieta il lavoro sotto il sole nella fascia 12:30-16:00.

La differenza rispetto a quello di cui si è parlato finora è sostanziale. La cassa integrazione agevolata per il caldo è una copertura economica: ti dice chi paga il fermo. L’ordinanza regionale è un divieto: ti dice che in certe ore non puoi far lavorare, punto. Le due cose viaggiano insieme, ma l’ordine conta — prima verifichi se puoi lavorare, poi ti chiedi chi paga se non puoi.

Il divieto non è a calendario, è a mappa

È il punto che quasi tutti sbagliano. Il blocco non scatta automaticamente perché fa caldo o perché la città è in bollino rosso. Si attiva solo nei giorni e nelle zone in cui la piattaforma Worklimate 3.0 — sviluppata da INAIL e CNR — classifica come “alto” il rischio da stress termico per quella specifica combinazione di area, mansione e livello di sforzo fisico.

Tradotto: due cantieri nella stessa provincia, uno con lavoratori al sole in attività fisica intensa e uno all’ombra con lavori leggeri, possono avere lo stesso giorno esiti diversi. E il bollino rosso del Ministero della Salute, che misura il rischio per la popolazione fragile, non coincide con la mappa Worklimate, che misura il rischio per chi lavora.

12:30-16:00
la fascia interdetta nei giorni a rischio alto

Ricorrente in sei delle sette regioni con provvedimento attivo. Non si applica ogni giorno: solo quando la mappa Worklimate segna rischio 'alto' per quella zona e quella mansione.

Fonte: Ordinanze regionali estate 2026, mappa ItaliaOggi (luglio 2026)

Chi è coinvolto, regione per regione

Il perimetro cambia parecchio, e cambiano anche le date di scadenza. Alla data di pubblicazione il quadro è questo:

  • Liguria — edilizia, agricoltura, floricoltura. Fino al 31 agosto 2026.
  • Toscana — agricoltura, florovivaismo, cantieri edili, cave. Fino al 31 agosto 2026.
  • Piemonte — lavoratori esposti al sole in attività fisica intensa. Fino al 31 agosto 2026.
  • Lazio — agricoltura, florovivaismo, cantieri, cave, logistica di piazzale e consegne in bici o scooter. Fino al 15 settembre 2026.
  • Emilia-Romagna — agricoltura, florovivaismo, cantieri, piazzali logistici, cave, rider. Fino al 15 settembre 2026.
  • Puglia — settore agricolo e attività fisicamente gravose. Fino al 15 settembre 2026.
  • Veneto — ha scelto un protocollo d’intesa (delibera n. 376 del 19 maggio 2026) anziché un divieto orario secco: rimodulazione degli orari, pause, idratazione e formazione.

Due dettagli che valgono soldi veri. In Emilia-Romagna i cantieri edili possono anticipare o posticipare di un’ora l’attività, con deroga ai regolamenti acustici comunali: invece di perdere la giornata, la sposti. In Piemonte il divieto non si applica se sono garantite condizioni che riducono il rischio — ombreggiamento, climatizzazione, misure di mitigazione già adottate e documentate.

Due strumenti diversi, non alternativi

L'ordinanza regionale stabilisce SE puoi lavorare in quelle ore. La cassa integrazione stabilisce CHI PAGA quando ti fermi. Chi conosce solo la seconda rischia di far lavorare in una fascia vietata; chi conosce solo la prima si ferma pagando tutto di tasca propria.

Le tre mosse di lunedì mattina

Una. Apri la mappa Worklimate prima di aprire il cantiere, non dopo. Il controllo va fatto ogni giorno e per la mansione specifica, non una volta per tutta la settimana. Se il rischio è “alto” e le misure che hai già adottato non bastano a ridurlo, la fascia 12:30-16:00 è chiusa.

Due. Riorganizza invece di fermarti, dove puoi. Spostare il grosso del lavoro alla mattina presto costa molto meno che perdere una giornata intera — e in Emilia-Romagna la deroga acustica è pensata esattamente per questo.

Tre. Se ti fermi, attiva la copertura. La CIGO o l’assegno di integrazione salariale per le sospensioni da caldo esistono e sono agevolate fino al 31 dicembre 2026: quello che non chiedi resta a carico tuo.

Il punto che resta anche a settembre

Le ordinanze scadono, l’obbligo no. La valutazione del rischio da stress termico va dentro il documento di valutazione dei rischi, e ci resta indipendentemente da quale ordinanza sia in vigore quel mese. Chi ha aggiornato il DVR sul microclima, formato le persone sui sintomi del colpo di calore e messo per iscritto la procedura di riorganizzazione dei turni ha già fatto il lavoro. Chi invece si è affidato al buonsenso stagionale si ritrova, ogni estate, a improvvisare nella settimana peggiore.

Fonti consultate

  1. LaPresse — Caldo record, domani 23 città da bollino rosso: ecco quali · press
  2. ItaliaOggi — Emergenza caldo e tutela dei lavoratori: la mappa delle ordinanze regionali per l'estate 2026 · press
  3. Worklimate (INAIL-CNR) — piattaforma previsionale del rischio da stress termico · primary
  4. Regione Veneto — Ordinanza a tutela dei lavoratori esposti alle alte temperature · primary
  5. PMI.it — Ordinanze caldo 2026, dove è vietato il lavoro all'aperto · press