Aprire la partita IVA in regime forfettario: i passi concreti, i codici ATECO e quando conviene davvero

Come aprire la partita IVA nel regime forfettario: il tetto di 85.000 euro, il codice ATECO che decide coefficiente e tasse, quando conviene e quando no, e cosa preparare prima del commercialista. Guida di servizio, non consulenza personalizzata.

Hai deciso di metterti in proprio e la prima domanda pratica è sempre la stessa: apro la partita IVA in regime forfettario? È il regime naturale per chi inizia un’attività individuale in Italia, ed è pensato per essere semplice: poche scartoffie, un’unica imposta, niente IVA da addebitare in fattura. Ma “semplice” non vuol dire “adatto a tutti”. Prima di prendere l’appuntamento dal commercialista conviene capire come funziona, così arrivi con le idee chiare e non a chiedere cos’è il coefficiente.

Mettiamo subito il paletto giusto: questa è una guida di servizio, non una consulenza fiscale sul tuo caso. Le cifre esatte e la tua situazione specifica vanno sempre verificate con un commercialista o un consulente.

Chi può entrare nel forfettario

Il forfettario è aperto alle persone fisiche che esercitano impresa, arte o professione in forma individuale. Il paletto principale è uno: nell’anno precedente i ricavi o i compensi non devono aver superato 85.000 euro (ragguagliati se hai aperto in corso d’anno). Chi apre adesso parte tranquillo, perché il tetto conta a consuntivo e pesa dall’anno successivo.

Poi ci sono le esclusioni che fanno inciampare più spesso. Se nell’anno prima hai avuto redditi da lavoro dipendente o da pensione oltre 30.000 euro, il forfettario è precluso, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. Sei fuori anche se possiedi quote di società di persone o controlli una SRL che svolge un’attività riconducibile alla tua, oppure se le spese per collaboratori e dipendenti superano il limite di legge. Sono proprio i punti su cui vale la pena una domanda secca al commercialista prima di firmare.

Il codice ATECO decide più di quanto pensi

Quando apri la partita IVA scegli un codice ATECO che descrive la tua attività. Non è una formalità: da quel codice dipende il coefficiente di redditività, cioè la percentuale del tuo incassato che il fisco considera reddito. Il resto è un forfait di costi, e non lo devi documentare voce per voce.

I coefficienti vanno dal 40% all’86% a seconda del settore. Un professionista tecnico o sanitario sta al 78%, chi fa commercio al dettaglio o industrie alimentari al 40%, le costruzioni e l’immobiliare all’86%, gli intermediari del commercio al 62%. Tradotto: a parità di incassato, due attività con codici diversi pagano tasse diverse. Se svolgi più attività, la scelta del codice prevalente non è un dettaglio da liquidare in trenta secondi allo sportello.

ATECO, coefficiente, imposta: una catena sola

Il codice ATECO fissa il coefficiente di redditività; il coefficiente trasforma l'incassato in reddito imponibile; sul reddito si applica l'imposta sostitutiva. Sbagliare il primo anello si trascina su tutta la catena.

Come si calcola davvero quello che paghi

Il conto è più lineare di quanto sembri. Prendi l’incassato dell’anno (nel forfettario vale il principio di cassa, cioè i soldi effettivamente entrati, non le fatture emesse), lo moltiplichi per il coefficiente del tuo ATECO e ottieni il reddito lordo. Da lì sottrai i contributi previdenziali che hai versato: quel che resta è il reddito imponibile. Sull’imponibile si applica un’unica imposta sostitutiva del 15%, che prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP.

C’è uno sconto che pesa. Per le nuove attività l’aliquota scende al 5% per i primi cinque anni, se rispetti alcune condizioni: in sintesi, non aver già svolto la stessa attività nei tre anni precedenti e non essere una semplice prosecuzione di un lavoro da dipendente. Cinque anni al 5% sono un vantaggio concreto per chi parte da zero, ed è uno dei motivi per cui il forfettario piace a chi apre la prima partita IVA.

85.000 €
Il tetto di ricavi o compensi per restare nel forfettario

È la soglia unica, valida indipendentemente dal codice ATECO. Superati gli 85.000 euro esci dal regime dall'anno dopo; oltre i 100.000 euro incassati nello stesso anno l'uscita è immediata, con IVA da applicare.

Fonte: Agenzia delle Entrate

Quando conviene e quando no

Il forfettario conviene quando hai pochi costi reali. Siccome i costi li deduci in modo forfettario tramite il coefficiente, se le tue spese vere sono più basse di quel forfait ci guadagni; se sono più alte, stai pagando tasse su un reddito che a conti fatti non hai incassato netto.

Ci sono due rinunce da mettere in conto. La prima: non addebiti l’IVA in fattura, ma non la detrai nemmeno sugli acquisti. Se devi comprare macchinari, attrezzature o merce con molta IVA, quell’IVA resta un costo pieno. La seconda: niente deduzione analitica di affitto, dipendenti, consulenze, ammortamenti. Per un consulente con il portatile e poco altro è perfetto; per chi apre un laboratorio con investimenti pesanti, spesso il regime ordinario torna più conveniente.

Cosa preparare prima di andare dal commercialista

Puoi far rendere di più il primo appuntamento (e farlo costare meno) se ti presenti già con le risposte pronte:

  1. Cosa farai esattamente e per chi: serve a individuare il codice ATECO giusto.
  2. Una stima realistica dell’incassato del primo anno e dei costi principali che prevedi.
  3. I tuoi redditi dell’anno scorso, soprattutto da lavoro dipendente o pensione, per la soglia dei 30.000 euro.
  4. Eventuali quote in società o partecipazioni in SRL, perché possono escluderti.
  5. La cassa previdenziale di riferimento (gestione separata INPS, gestione artigiani o commercianti, oppure una cassa professionale), perché i contributi incidono quanto le imposte.

Con questi cinque punti il commercialista può dirti in mezz’ora se il forfettario fa per te e aprirti la partita IVA con il codice corretto.

In sintesi

Il regime forfettario è la porta d’ingresso più semplice per chi apre la partita IVA: un tetto di 85.000 euro, un coefficiente legato al codice ATECO che decide quanto del tuo incassato diventa reddito, un’unica imposta al 15% (5% per i primi cinque anni delle nuove attività). La mossa principale non è “aprire e basta”: è arrivare dal commercialista con codice, numeri e redditi chiari, e farti fare il confronto tra forfettario e ordinario sui tuoi costi reali. Chi sceglie con i numeri in mano parte con il regime giusto; chi sceglie per sentito dire lo scopre l’anno dopo.

Fonti consultate

  1. Agenzia delle Entrate — Nuovo regime forfetario agevolato: che cos'è · primary
  2. Agenzia delle Entrate — Circolare n. 32/E del 5 dicembre 2023 sul regime forfetario · primary
  3. Fiscomania — Coefficiente di redditività forfettario: tabella per codice ATECO · secondary