Fatturazione elettronica da soli: SdI, software e gli errori che fanno scartare la fattura

Puoi emettere e ricevere fatture elettroniche da solo, senza appaltare tutto allo studio. Come funziona il Sistema di Interscambio, che software scegliere e gli errori che fanno scartare la fattura.

Arriva una PEC dal Sistema di Interscambio con oggetto “notifica di scarto”. Dentro, un codice tipo 00305 e nessuna spiegazione in italiano. Se in quel momento l’unica mossa che conosci è girare tutto al commercialista e aspettare la sua risposta, stai pagando due volte: in denaro e in tempi morti, con un cliente che intanto non ha ricevuto la fattura.

La verità è che, per la maggior parte delle partite IVA, la fatturazione elettronica è un’operazione ripetitiva che puoi gestire da solo. Delegare ha senso per le scelte (regime, aliquote dubbie, reverse charge, casi particolari), non per l’atto materiale di battere una fattura, spedirla e controllare che sia arrivata. Vediamo come funziona davvero il canale, come scegliere lo strumento e come leggere gli errori che fanno rimbalzare la fattura.

Come funziona lo SdI, in tre passaggi

Dimentica il PDF. Una fattura elettronica è un file XML in formato FatturaPA, cioè un documento strutturato che i computer leggono campo per campo. Il flusso è sempre lo stesso:

  1. Prepari il file con marca, cliente, imponibile, aliquota e, soprattutto, l’indirizzo dove va consegnato: il Codice destinatario di 7 caratteri oppure la PEC del cliente.
  2. Trasmetti il file al Sistema di Interscambio (SdI), il “postino con controllo qualità” gestito dall’Agenzia delle Entrate. Ogni fattura passa da lì, senza eccezioni.
  3. Il SdI controlla e recapita: se il file è a posto lo consegna al cliente e ti manda una ricevuta di consegna; se qualcosa non torna te lo respinge con una ricevuta di scarto.

I controlli sono pochi e precisi: che ci siano i dati obbligatori, che la partita IVA tua e quella (o il codice fiscale) del cliente esistano in Anagrafe Tributaria, che il Codice destinatario sia valorizzato e che imponibile, aliquota e IVA siano coerenti tra loro. Tutto questo richiede da pochi minuti a un massimo di 5 giorni in caso di volumi elevati. Il punto che molti ignorano: la fattura si considera emessa quando il SdI la accetta, non quando premi “invia”. Per questo controllare la ricevuta non è un vezzo, è parte del lavoro.

Che software usare (e quando basta quello gratis)

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione gratuitamente tre strumenti: la procedura web dentro il portale “Fatture e Corrispettivi”, un software da installare sul PC e l’app FatturAE per smartphone e tablet. Con questi emetti, ricevi e, aderendo all’apposito servizio, mandi anche in conservazione a norma le fatture senza spendere un euro. Per chi fa poche fatture al mese, spesso è più che sufficiente.

Un gestionale a pagamento ha senso quando il volume cresce o quando ti serve automatismo: anagrafiche clienti già pronte, controlli preventivi che ti avvisano dell’errore prima di inviare, numerazione automatica, scadenzario degli incassi, collegamento con banca e magazzino. Non stai comprando “la fattura”, stai comprando i controlli e il tempo risparmiato.

Fai tu l'operativo, delega le scelte

L'atto materiale della fatturazione elettronica (preparare il file, inviarlo, leggere la ricevuta, correggere uno scarto) e' ripetibile e puoi gestirlo in autonomia. Al commercialista tieni le decisioni che pesano: regime fiscale, aliquote e codici natura dubbi, reverse charge, operazioni con l'estero. Cosi paghi lo studio per il cervello, non per il copia-incolla.

Il criterio di scelta è banale: conta quante fatture emetti in un mese medio. Sotto la decina, parti dagli strumenti gratuiti dell’Agenzia e impara il flusso. Sopra, valuta un gestionale scegliendolo su tre cose concrete: che faccia il controllo preventivo, che includa la conservazione a norma e che si integri con come già incassi. Il prezzo del canone conta meno del tempo che ti fa risparmiare a fine mese.

Gli errori che fanno scartare la fattura

Quasi tutti gli scarti nascono da pochi errori banali. Conoscere i codici più comuni ti fa capire in dieci secondi dove hai sbagliato, senza girare la mail allo studio:

  • 00305 — identificativo IVA del cliente non valido. In genere la partita IVA è digitata male oppure risulta chiusa in Anagrafe Tributaria alla data della fattura. Ricorda che nel campo partita IVA non va messo il codice fiscale.
  • 00311 — Codice destinatario non valido. I 7 caratteri sono sbagliati. Per i privati con partita IVA verifica il codice che ti hanno comunicato; per la Pubblica Amministrazione controllalo sull’indice IPA.
  • 00301 — partita IVA o codice fiscale del cedente non valido. L’errore è nei tuoi dati: succede più spesso di quanto sembri con un carattere sbagliato.
  • 00400 — aliquota e natura non coerenti. Se applichi un’operazione con IVA a zero devi indicare il codice natura che spiega il perché (per esempio il regime forfettario). Manca il codice, la fattura torna indietro.
  • 00404 — fattura duplicata. Stesso numero e stessa data già transitati: capita rimandando una fattura che credevi non partita.
5 giorni
Il tempo per correggere e ritrasmettere una fattura scartata

Una fattura respinta dal Sistema di Interscambio si considera non emessa. Hai 5 giorni dalla notifica di scarto per correggere il file e ritrasmetterlo mantenendo la stessa data e lo stesso numero, senza sanzioni (Circolare 13/E del 2018). L'elenco completo dei codici di scarto e' pubblicato sul portale FatturaPA.

Fonte: Agenzia delle Entrate, Circolare 13/E 2018

L’elenco completo dei codici è molto più lungo, ma il grosso del lavoro sta in questi. La logica è sempre la stessa: il SdI non giudica il merito della fattura, verifica solo che i campi siano formalmente corretti e i soggetti esistenti.

Cosa fare quando viene scartata

Niente panico e, soprattutto, nessuna nuova numerazione affrettata. Una fattura scartata non è mai stata emessa per il Fisco. La regola operativa: correggi l’errore nel file e ritrasmetti entro 5 giorni dalla notifica di scarto, tenendo la stessa data e lo stesso numero dell’originale. Così la tua numerazione resta pulita e la contabilità in ordine.

Se sfori i 5 giorni o hai esigenze contabili particolari, la strada cambia: si emette un nuovo documento con numero e data successivi, facendo riferimento a quello scartato. Qui il confine tra “faccio da solo” e “chiamo lo studio” si sposta: la correzione tecnica la gestisci tu, ma sul trattamento contabile dei casi limite verifica col tuo commercialista.

In sintesi

La fatturazione elettronica non è una cosa che devi appaltare in blocco. L’atto materiale (preparare il file, inviarlo al SdI, leggere la ricevuta, correggere uno scarto entro 5 giorni) lo gestisci da solo, partendo dagli strumenti gratuiti dell’Agenzia e passando a un gestionale solo quando il volume lo giustifica. Al commercialista lasci le scelte che pesano: regime, aliquote e natura dubbie, casi con l’estero. La mossa principale è imparare a leggere due cose, la ricevuta del SdI e il codice di scarto: bastano quelle per smettere di aspettare lo studio a ogni fattura.

Fonti consultate

  1. Agenzia delle Entrate — Cosa fa il Sistema di Interscambio quando riceve una fattura · primary
  2. Agenzia delle Entrate — Come si predispone una fattura elettronica · secondary
  3. FatturaPA (Agenzia delle Entrate / Sogei) — FAQ Errori frequenti · primary