Chi vende online in piu’ di un Paese europeo conosce il fastidio: per superare certe soglie ti ritrovi ad aprire e gestire una partita IVA in ogni Stato dove immagazzini o vendi, con dichiarazioni, scadenze e commercialisti locali moltiplicati. La riforma UE dell’IVA nell’era digitale, nota come ViDA (VAT in the Digital Age), punta a semplificare proprio questo. E in Italia il recepimento e’ entrato nella fase concreta: il Dipartimento delle Finanze del MEF ha aperto una consultazione pubblica sullo schema di decreto, aperta dal 22 giugno e in chiusura oggi, lunedi’ 6 luglio. Vediamo cosa contiene, chi tocca e cosa conviene fare, tenendo presente che si tratta di uno schema in consultazione, non di norme gia’ in vigore.
Cosa prevede il decreto: registrazione IVA unica e OSS/IOSS estesi dal 2027
Lo schema recepisce l’articolo 2 della direttiva (UE) 2025/516, il tassello del pacchetto ViDA approvato dal Consiglio UE l’11 marzo 2025. Le misure di questo decreto entrano in applicazione dal 1 gennaio 2027 e si concentrano su tre fronti, tutti legati al commercio elettronico e alle vendite cross-border.
Il primo, il piu’ rilevante per una PMI, e’ la Single VAT Registration, la registrazione IVA unica: l’obiettivo dichiarato e’ ridurre le registrazioni IVA multiple nei diversi Stati membri, permettendo di gestire con un solo numero e un unico sportello situazioni che oggi ne richiedono diversi. Il secondo e’ l’estensione dei regimi OSS e IOSS, gli sportelli unici con cui gia’ oggi si versa in un solo Paese l’IVA dovuta sulle vendite a consumatori di altri Stati UE (OSS) o sulle importazioni di modico valore (IOSS): la riforma ne allarga il perimetro, portando dentro operazioni oggi escluse. Il terzo riguarda le regole IVA per il commercio elettronico e il ruolo delle piattaforme che facilitano le vendite.
Il decreto ViDA in consultazione interessa soprattutto chi vende online in piu' Paesi UE con soglie superate e piu' registrazioni IVA estere, chi usa magazzini o logistica in altri Stati membri, e chi vende tramite marketplace o in dropshipping da fuori UE. La microimpresa che vende solo in Italia ne e' toccata in modo marginale.
Attenzione a non confonderlo: questo NON e’ l’obbligo di e-fattura europea
Qui serve una precisazione che evita equivoci costosi. Il pacchetto ViDA nel suo complesso ha piu’ pilastri, e uno di questi riguarda il digital reporting e la fatturazione elettronica per le operazioni intra-UE tra imprese (B2B), con decorrenza collocata piu’ avanti nel tempo, verso la fine del decennio. Quel pilastro non e’ oggetto di questo decreto: lo schema in consultazione al MEF attua la parte su e-commerce, OSS/IOSS e registrazione unica, con decorrenza 2027. Tradotto: chi teme di dover cambiare da subito il modo in cui fattura ai clienti business europei puo’ stare tranquillo per ora. Il tema dell’e-fattura B2B UE esiste, ma e’ un’altra scadenza e un altro provvedimento, da monitorare separatamente.
Cosa fare adesso (ricordando che e’ una consultazione)
Trattandosi di uno schema in consultazione, lunedi’ mattina nessuno cambia una procedura. L’azione utile e’ su due livelli.
Il primo, immediato e time-sensitive, e’ la partecipazione alla consultazione, che chiude oggi 6 luglio. E’ aperta ad associazioni di categoria, operatori economici e professionisti: chi vende cross-border e ha osservazioni concrete da far pesare puo’ inviarle tramite il form dedicato sul sito del Dipartimento delle Finanze, direttamente o attraverso la propria associazione o il commercialista. E’ l’unica finestra per incidere sul testo prima che diventi decreto.
Il secondo e’ di pianificazione, e riguarda chi ha realmente registrazioni IVA multiple in Europa. Se oggi gestite due, tre o piu’ partite IVA estere per vendere online in altri Stati UE, la registrazione unica dal 2027 puo’ significare meno adempimenti e meno costi di compliance: vale la pena farsi mappare dal consulente la situazione attuale e stimare cosa si potrebbe accorpare. Chi vende tramite marketplace o importa in dropshipping da fuori UE dovrebbe invece chiedere come cambiano le regole su OSS/IOSS e sul ruolo delle piattaforme, perche’ li’ si decide chi versa l’IVA. Per la PMI che vende solo in Italia, e’ una notizia da archiviare nella cartella “direzione UE”: la rotta e’ verso meno burocrazia IVA per chi opera oltreconfine.
Lo schema di decreto in consultazione al MEF fino al 6 luglio 2026 attua l'articolo 2 della direttiva UE 2025/516: le misure su commercio elettronico, regimi OSS e IOSS e registrazione IVA unica si applicano dal 1 gennaio 2027. Il pilastro ViDA su e-fattura e digital reporting intra-UE B2B ha invece decorrenza distinta e successiva.
Fonte: Fisco Oggi (Agenzia delle Entrate), PMI.it — luglio 2026
In breve
Il MEF ha messo in consultazione lo schema di decreto che recepisce la direttiva ViDA: dal 1 gennaio 2027 arrivano registrazione IVA unica, regimi OSS e IOSS estesi e nuove regole IVA per l’e-commerce cross-border. Non e’ ancora legge e il testo puo’ cambiare. Per chi vende online in piu’ Paesi UE con registrazioni IVA multiple e’ una semplificazione concreta da preparare col consulente; la finestra per inviare osservazioni chiude oggi 6 luglio. Da non confondere con il pilastro e-fattura B2B UE, che e’ un’altra scadenza piu’ avanti nel tempo.