Dal 15 luglio sono operative le nuove regole italiane contro la shrinkflation, la pratica di ridurre la quantità di prodotto in confezione lasciando invariato — o aumentando — il prezzo. La stampa l’ha raccontata quasi ovunque dal lato del consumatore: ecco come accorgersi che il pacco di biscotti è dimagrito.
Se vendi, la notizia è un’altra. L’obbligo di informare il cliente non ricade sul produttore: ricade su chi vende. Anche se la decisione di sgrammare il prodotto l’ha presa qualcun altro, in un’altra azienda, mesi fa.
Come funziona davvero il meccanismo
La norma spezza l’adempimento in due passaggi lungo la filiera.
Il primo tocca chi sta a monte: quando la quantità netta di un prodotto preimballato viene ridotta a parità o aumento di prezzo, il produttore deve trasmettere al venditore una comunicazione standardizzata, che indica la variazione di contenuto e la percentuale di aumento del prezzo implicito.
Il secondo tocca te: il distributore rende quell’informazione disponibile al consumatore, nel punto vendita fisico oppure sui canali digitali, per tre mesi a partire dalla data di prima immissione in commercio del prodotto nella nuova quantità.
Tradotto: il fornitore ti manda il dato, tu lo esponi. E se il dato non arriva, non sei nelle condizioni di adempiere — motivo per cui la prima mossa concreta non è in negozio, è al telefono con i fornitori.
L'informazione sulla riduzione di quantità va resa disponibile al cliente nel punto vendita o sui canali digitali per tre mesi dalla prima immissione in commercio del prodotto nella nuova quantità. Il dato di partenza — variazione di contenuto e percentuale di aumento implicito del prezzo — deve arrivare dal produttore con una comunicazione standardizzata.
Fonte: Decreto MIMIT sul reconfezionamento dei prodotti preimballati — luglio 2026
Perché l’etichetta è saltata (e perché la cosa ti riguarda)
La versione originale della norma era più dura: obbligava a indicare la riduzione direttamente sulla confezione, per sei mesi. Nel marzo 2025 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia, ritenendo quell’obbligo un ostacolo alla libera circolazione delle merci nel mercato unico.
Il Governo ha riscritto la misura, sostituendo l’etichetta con l’avviso a scaffale o digitale per tre mesi, e l’ha notificata a Bruxelles il 15 aprile. Il periodo di esame di tre mesi è scaduto il 15 luglio senza obiezioni: da lì la norma è operativa.
Il passaggio non è un dettaglio da giuristi. Con l’etichetta, l’onere sarebbe stato quasi tutto del produttore, a monte, in stampa. Con l’avviso a scaffale, l’onere si è spostato a valle: sul cartello del tuo negozio e sulla scheda prodotto del tuo sito. La versione “annacquata” per il consumatore è la versione più impegnativa per chi vende.
Il punto che quasi nessuno scrive: vale anche online
L’obbligo parla di punti vendita o canali digitali. Significa che un e-commerce che rivende prodotti preimballati — alimentari, prodotti per la casa, cura del corpo — è dentro il perimetro esattamente come il negozio fisico.
Con una differenza pratica non banale: in negozio un cartello a scaffale si stampa e si attacca. Su un sito serve un blocco informativo sulla scheda prodotto, che compaia per tre mesi e poi sparisca, in base alla data di immissione in commercio di quella specifica referenza. È un lavoro di configurazione, non un foglio A4.
Chi riduce la quantità e chi deve dirlo al cliente sono due soggetti diversi. Il produttore decide e comunica a monte; il distributore — negozio o sito — espone a valle. Chi vende si trova quindi ad adempiere su una scelta che non ha preso, con un dato che deve necessariamente ricevere dal fornitore.
Cosa fare, in concreto
- Scrivi ai fornitori, questa settimana. Chiedi le comunicazioni standardizzate sulle riduzioni di quantità: senza quel dato non puoi esporre nulla. Mettilo a protocollo, così resta traccia di averlo richiesto.
- Fai l’inventario delle referenze interessate. Riguarda i preimballati: alimentari, prodotti per la casa, cura del corpo. Verifica quali hanno cambiato formato di recente e da quando sono in commercio nella nuova quantità.
- Predisponi il supporto, fisico e digitale. A scaffale serve un avviso leggibile; online serve un blocco sulla scheda prodotto con una logica temporale, perché i tre mesi decorrono per singolo prodotto e non tutti insieme.
- Traccia le date. L’avviso dura tre mesi dall’immissione in commercio della nuova quantità: senza una data di partenza registrata per referenza, non sai né quando accendere né quando spegnere.
In breve
Dal 15 luglio chi vende prodotti preimballati deve rendere disponibile al cliente — a scaffale o sui canali digitali, per tre mesi — l’informazione sulle riduzioni di quantità a parità di prezzo, sulla base di una comunicazione standardizzata che arriva dal produttore. L’etichetta in confezione è caduta dopo il rilievo della Commissione UE, ma l’obbligo non è sparito: si è spostato su chi sta in fondo alla filiera. Se hai un e-commerce, la scheda prodotto è a tutti gli effetti il tuo scaffale.