Il Consiglio dei Ministri del 16 giugno 2026 ha messo all’ordine del giorno il decreto che riscrive il sistema degli incentivi alle imprese — e poi lo ha rinviato a una seduta successiva. È un passaggio tecnico che rischia di passare inosservato, ma per chi ha un investimento in programma vale la pena fermarsi un attimo: perché la tentazione, in questi casi, è aspettare le nuove regole. E aspettare, qui, può costare.
Cosa prevede il riordino
Il decreto attua una delega del 2023 e ha un obiettivo dichiarato: ridurre la frammentazione. Oggi gli strumenti di sostegno alle imprese sono decine, sparsi tra bandi, fondi e misure che si sovrappongono. La riforma vuole concentrarli su cinque canali principali gestiti dal MIMIT:
- il Fondo crescita sostenibile, allargato a ricerca e sviluppo, avvio d’impresa, transizione verde e digitale, accesso al credito;
- il Fondo di garanzia PMI, la rete di protezione per chi chiede credito in banca;
- il Fondo nazionale innovazione e il venture capital;
- la Nuova Sabatini, lo strumento storico per l’acquisto di beni strumentali;
- una linea dedicata all’aerospazio.
L’idea, sulla carta, è semplificare. Il problema è il tempismo: il via libera definitivo slitta, e si parla di un possibile aggancio alla manovra di bilancio di fine anno.
Fondo crescita sostenibile, Fondo di garanzia PMI, Fondo nazionale innovazione, Nuova Sabatini e aerospazio. L'obiettivo è ridurre la frammentazione, ma il decreto è stato rinviato.
Fonte: Consiglio dei Ministri n. 178 — 16 giugno 2026
Il rinvio non blocca ciò che è già attivo
Ed è qui il punto pratico. Il rinvio riguarda la nuova architettura, non gli strumenti che funzionano oggi. La Nuova Sabatini resta operativa con le regole vigenti; i bandi e le domande già avviate seguono il quadro attuale. I decreti attuativi della riforma, quando arriverà, sono attesi entro 180 giorni dall’entrata in vigore: tradotto, le nuove regole non saranno operative domani mattina, ma tra molti mesi.
Chi rimanda un investimento “in attesa del riordino” rischia quindi un doppio danno: perde le condizioni di oggi senza alcuna certezza su quelle di domani — che potrebbero essere migliori, uguali o peggiori, ma che comunque non esistono ancora.
Il rinvio sospende la riforma, non gli strumenti attuali. Rimandare un investimento agevolabile significa rinunciare a condizioni certe in cambio di condizioni che non sono ancora scritte.
La mossa concreta
Se hai un investimento in beni strumentali in programma — un macchinario, un impianto, attrezzatura — la decisione di lunedì è netta: valuta di prenotare ora la Nuova Sabatini o gli strumenti già attivi, senza contare sulla riforma. In concreto:
- Verifica con il commercialista o il consulente quali misure sono operative oggi per il tuo tipo di investimento e con quali scadenze.
- Non legare la decisione al riordino. Se il progetto ha senso economico ora, il quadro attuale è quello su cui contare.
- Tieni d’occhio i passaggi successivi. Quando il decreto sarà approvato, i nuovi bandi arriveranno con i loro tempi: ci sarà spazio per riallineare i progetti futuri, non quelli già pronti.
In breve
La riforma degli incentivi è una buona notizia di prospettiva — meno frammentazione, regole più chiare — ma il rinvio del 16 giugno sposta tutto in avanti. Per chi gestisce un’impresa la lettura è una sola: gli strumenti di oggi, Nuova Sabatini in testa, restano in piedi, e legare un investimento concreto a una riforma ancora da scrivere è il modo più sicuro per perdere l’occasione. Si decide sulle regole che esistono, non su quelle annunciate.