Nella rilevazione di ieri il PUN, il prezzo unico nazionale dell’elettricità, ha toccato il massimo degli ultimi trenta giorni. È il numero che finisce in bolletta di chi ha un contratto indicizzato.
Più interessante, però, è un altro dato: i contratti a termine sull’elettricità per il quarto trimestre 2026 — ottobre, novembre, dicembre — quotano circa 0,118 euro al kWh. La migliore offerta a prezzo fisso rilevata sul mercato libero il 24 luglio stava a 0,094 euro al kWh.
Sono ventisei punti percentuali di differenza. E dicono una cosa precisa su cosa si aspetta il mercato per l’inverno.
Cosa significa quel differenziale
I futures non sono una previsione, sono un prezzo. Chi compra energia per ottobre oggi la paga 0,118 euro al kWh, e quel numero riassume tutto quello che gli operatori sanno e temono sul prossimo trimestre: la domanda invernale, lo stato degli stoccaggi, le forniture di gas che potrebbero mancare all’appello.
Il fatto che le offerte a prezzo fisso disponibili adesso stiano sotto quel livello significa che i fornitori non hanno ancora riprezzato completamente i listini al dettaglio. Succede sempre con un ritardo di qualche settimana.
Quella finestra è il punto della notizia.
I contratti futures sull'elettricità per il quarto trimestre 2026 quotano circa 0,118 euro al kWh nella rilevazione del 29 luglio 2026. La migliore offerta a prezzo fisso sul mercato libero rilevata il 24 luglio 2026 si attesta invece intorno a 0,094 euro al kWh, con un differenziale di circa il 26 per cento. Su un'attività che consuma 50.000 kWh l'anno, di cui circa 12.500 nel quarto trimestre, la differenza tra i due livelli vale oltre 300 euro sul solo trimestre invernale, che diventano più di 1.200 euro se il differenziale si mantenesse per dodici mesi. Il confronto vale come fotografia del 29 luglio 2026: i listini al dettaglio si aggiornano con qualche settimana di ritardo rispetto ai mercati a termine.
Il conto su un’attività vera
Prendi un laboratorio, un negozio con celle frigorifere, un piccolo capannone: 50.000 kWh l’anno è un consumo del tutto ordinario.
Se il differenziale attuale si trasferisse per intero in bolletta, la differenza tra comprare al livello dei futures e comprare al fisso di oggi vale oltre mille euro all’anno. Non è una cifra che cambia il destino di un’impresa, ma è esattamente il tipo di costo che si accumula senza che nessuno lo veda passare, perché arriva spalmato su dodici fatture.
Per un’attività energivora — una lavanderia, una piccola officina meccanica, un panificio — moltiplica.
Cosa controllare in bolletta, concretamente
Tre voci, tutte sulla stessa pagina.
Come è determinato il prezzo dell’energia. Cerca le parole “indicizzato al PUN” per la luce o “indicizzato al PSV” per il gas. Se le trovi, il tuo costo si muove con il mercato ogni mese. Se invece c’è un valore fisso in euro al kWh, sei già coperto — e a quel punto la domanda diventa un’altra: fino a quando.
Lo spread. Accanto all’indice c’è sempre un margine del fornitore, espresso in euro al kWh o al Smc. È la voce su cui si tratta davvero, ed è quella che i comparatori confrontano male perché la seppelliscono nelle condizioni economiche. Due offerte indicizzate allo stesso PUN possono differire del venti per cento solo per lo spread.
La data di scadenza e il preavviso di recesso. È il vincolo operativo che decide se puoi muoverti o no. Molti contratti business chiedono trenta o sessanta giorni: se la scadenza è a novembre e il preavviso è di due mesi, la decisione va presa entro settembre, non a ottobre quando le bollette iniziano a salire.
Come muoversi, se decidi di muoverti
Chiedi al tuo fornitore attuale un preventivo a prezzo fisso a dodici e a ventiquattro mesi. Chi ti ha già come cliente ha un incentivo a trattenerti e spesso fa il prezzo migliore, ma non lo propone spontaneamente.
Poi prendi almeno altre due offerte e confrontale sulla stessa base: euro al kWh tutto compreso, non “sconto sul PUN”. Le due formulazioni sembrano equivalenti e non lo sono.
Fallo prima di settembre. Non perché ci sia una scadenza formale, ma perché è il momento in cui i listini al dettaglio recepiscono i mercati a termine, e la finestra di cui parla questo pezzo si chiude da sola.
In breve
Il PUN è al massimo degli ultimi trenta giorni e i futures per il quarto trimestre quotano 0,118 euro al kWh, circa il 26% in più della migliore offerta a prezzo fisso rilevata il 24 luglio, ferma a 0,094 euro.
I listini al dettaglio recepiscono i mercati a termine con qualche settimana di ritardo: chi ha un contratto indicizzato ha davanti una finestra che si chiude verosimilmente entro settembre.
Su 50.000 kWh l’anno il differenziale vale oltre mille euro. Le tre cose da guardare in bolletta sono la formula di prezzo, lo spread del fornitore e i giorni di preavviso per il recesso — quest’ultimo decide se hai ancora tempo di scegliere.