Nella settimana dal 6 al 12 luglio, il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso in Italia — il PUN — è salito a 144,09 euro per MWh, contro i 134,85 euro della settimana precedente. Sono 9,24 euro in più al MWh in sette giorni: circa il 6,8%.
È il tipo di notizia che di solito scorre via, perché sembra roba da operatori di mercato. Non lo è: è una delle poche voci di costo che una piccola impresa non può rinegoziare con un fornitore diverso la settimana dopo, e che arriva in fattura con un ritardo che dà — se si vuole — il tempo di prepararsi.
Primo chiarimento: il PUN non è la tua bolletta
Vale la pena dirlo subito, perché è la fonte del malinteso più comune. Il PUN è il prezzo di riferimento con cui l’energia viene scambiata all’ingrosso sul mercato del giorno prima. La cifra che paghi tu contiene anche oneri di sistema, trasporto, dispacciamento e accise.
Questo significa due cose. Che un rialzo del 6,8% all’ingrosso non si traduce in un +6,8% in fattura. E che, allo stesso tempo, la materia energia è la parte della bolletta che si muove davvero: le altre voci sono più stabili e non dipendono dalla settimana.
In aumento di 9,24 euro rispetto ai 134,85 euro/MWh della settimana precedente. Volumi scambiati 5,5 milioni di MWh, liquidità all'83,7%; prezzi zonali tra 142,52 euro (Sardegna) e 147,38 euro (Sicilia).
Fonte: GME — dati ripresi da ANSA, 14 luglio 2026
L’ordine di grandezza, su un’azienda vera
Prendiamo un’attività con un consumo di circa 200 MWh l’anno: un laboratorio artigiano con macchinari, una piccola officina, un ristorante con celle e cucine, una tipografia.
Su quel consumo, 9,24 euro in più al MWh valgono circa 1.850 euro l’anno sulla sola materia energia — se quel livello di prezzo si mantenesse per dodici mesi, cosa che nessuno può sapere e che qui non stiamo affatto prevedendo.
Il calcolo serve solo a dare la scala del problema: non è una previsione di bolletta, è un’aritmetica per capire se stiamo parlando di spiccioli o di una voce che merita mezz’ora di attenzione. Per un’impresa con margini stretti, quella cifra è lo stipendio di un mese di un collaboratore part-time, e passa inosservata perché arriva spalmata su dodici fatture.
Chi lo sentirà, e quando
Dipende quasi solo dal contratto che hai firmato.
- Sei a prezzo variabile (indicizzato al PUN). Il rialzo ti arriva, e in genere lo vedi in fattura tra 30 e 60 giorni. Non c’è niente da fare sulla bolletta in arrivo: quel treno è partito. C’è invece qualcosa da fare sulle prossime.
- Sei a prezzo fisso. Per la durata del contratto non ti riguarda. La domanda utile diventa un’altra: quando scade? Se scade in autunno, la trattativa di rinnovo la stai per fare in un mercato più caro di un mese fa, ed è meglio saperlo prima di ricevere la proposta.
La domanda giusta non è 'cosa farà il mercato', ma 'quanto vale per me sapere in anticipo quanto spenderò'. Il prezzo fisso è un'assicurazione: ha un costo, e va confrontato con quanto ti pesa l'incertezza.
Cosa fare, in concreto
- Guarda la fattura e scopri dove sei. Sembra banale, ma moltissime piccole imprese non sanno se sono a fisso o a variabile: è scritto in fattura, alla voce della materia energia. È il primo dato da avere.
- Chiedi al fornitore una quotazione a prezzo fisso a 12 mesi. Non per forza per accettarla: per avere un numero. Confrontarlo con quello che stai pagando oggi ti dice, in euro, quanto costa la certezza. È un’informazione che serve a decidere, non un impegno.
- Se il contratto scade entro sei mesi, non aspettare la lettera di rinnovo. Le proposte di rinnovo arrivano quando fa comodo al fornitore, spesso con poco tempo per confrontarle. Muoversi prima è l’unico modo per trattare da pari.
- Non inseguire il mercato. La tentazione, dopo una settimana di rialzi, è “fissare subito prima che salga ancora”. È una scommessa, e non è il mestiere di chi fa impresa. La domanda corretta è: se il prezzo restasse su questi livelli per un anno, il mio conto economico regge? Se la risposta è no, il problema non è il timing: sono i prezzi di vendita o i consumi, e vanno affrontati in modo diverso.
In breve
Nella settimana 6-12 luglio il PUN è salito a 144,09 euro/MWh, il 6,8% in più rispetto ai 134,85 della settimana prima. Non è la tua bolletta — la fattura contiene molte altre voci — ma è la parte che si muove.
Chi è a prezzo variabile lo vedrà tra uno o due mesi e su quella fattura non può fare nulla; su quelle dopo sì. Chi è a prezzo fisso deve solo sapere quando scade il contratto. In entrambi i casi l’azione utile non è indovinare il mercato: è chiedere una quotazione e mettere un numero su quanto vale, per la propria azienda, sapere in anticipo quanto si spenderà.