La Commissione europea ha inflitto oggi a Google la prima multa della storia del Digital Markets Act: 890 milioni di euro in due decisioni distinte. 460 milioni perché nei risultati di ricerca Google dà un trattamento preferenziale ai propri servizi — shopping, hotel, trasporti, risultati sportivi — rispetto a quelli dei concorrenti. 430 milioni perché su Google Play impedisce agli sviluppatori di comunicare e promuovere liberamente le proprie offerte su canali alternativi allo store, con fee di steering giudicate oltre quanto il regolamento consente.
Google ha 60 giorni per adeguarsi. Se non lo fa, scattano penalità di mora che possono arrivare al 5% del fatturato mondiale medio giornaliero. La cifra fa notizia; per chi fa impresa, però, le cose interessanti sono due, e nessuna delle due è la multa.
Prima leva: la SERP europea può ridistribuire visibilità
La decisione sulla ricerca colpisce l’auto-preferenza: i box di Google — Shopping, hotel, voli, servizi locali — mostrati più in evidenza dei risultati dei concorrenti. Per adeguarsi entro i 60 giorni, Google dovrà dare ai servizi terzi un trattamento più equo nei risultati europei: come, lo si vedrà, ma è realistico aspettarsi ritocchi al layout della SERP nei verticali interessati.
Se vendi in uno di quei verticali — ricettivo, viaggi, e-commerce, servizi locali — la visibilità potrebbe ridistribuirsi: meno rendita di posizione per i box di Google, più spazio potenziale per comparatori e siti indipendenti.
Scaduto il termine, la Commissione può imporre penalità di mora fino al 5% del fatturato mondiale medio giornaliero. È in questa finestra che Google dovrà ritoccare risultati di ricerca e regole di Google Play in Europa.
Fonte: Commissione europea — 23 luglio 2026
Le mosse a costo quasi zero da fare questa settimana:
- Presidia i comparatori del tuo settore (per gli hotel i metasearch, per i prodotti i comparatori di prezzo): se la SERP fa più spazio ai terzi, chi è già lì raccoglie per primo.
- Verifica feed e schede: Merchant Center aggiornato, dati strutturati corretti, profilo Google Business curato. Qualunque forma prenda il nuovo layout, pescherà da lì.
- Guarda i dati, non i comunicati: tieni d’occhio Search Console nelle prossime settimane; se impressioni e clic si muovono nei tuoi verticali, vuoi accorgertene prima dei concorrenti.
Seconda leva: su Google Play si apre la porta del checkout esterno
La seconda decisione riguarda lo steering: il diritto di dire ai tuoi utenti, dentro l’app, che possono comprare altrove — sul tuo sito, per esempio — dove non si paga la commissione dello store, che arriva al 15-30%. La Commissione ha stabilito che Google lo ostacola in violazione del DMA, sia con i divieti sia con fee di steering troppo alte.
Se la tua impresa ha un’app su Google Play che vende abbonamenti, contenuti o servizi, nei prossimi 60 giorni le regole europee dello store dovranno allentarsi. Il conto è semplice: su 50.000 euro l’anno di ricavi in-app, il 15-30% trattenuto dallo store vale tra 7.500 e 15.000 euro. Valuta ora — con chi ti sviluppa l’app — cosa servirebbe per offrire un checkout web ai tuoi utenti: se i margini di manovra si aprono, vuoi essere pronto, non ai preventivi.
Search, 460 milioni: trattamento preferenziale dei servizi Google nei risultati rispetto ai concorrenti. Google Play, 430 milioni: restrizioni allo steering e fee oltre quanto conforme al DMA. In entrambi i casi: 60 giorni per adeguarsi, poi penalità di mora.
In breve
Prima sanzione del Digital Markets Act: 890 milioni a Google per l’auto-preferenza nella ricerca e i vincoli su Google Play, con 60 giorni per rimediare. Per l’imprenditore le mosse sono due: chi compete nei verticali dove Google si auto-preferenzia presidia da subito comparatori, feed e Search Console per intercettare un’eventuale ridistribuzione di visibilità; chi monetizza un’app su Google Play prepara il terreno per il checkout fuori dallo store, dove la commissione del 15-30% non si paga.