Il 4 agosto il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge intitolato, letteralmente, “Disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi”. Nei giorni successivi la notizia è rimbalzata sui siti di settore con toni da conto alla rovescia, e nella prossima settimana molti titolari si sentiranno dire dal proprio fornitore che il packaging in magazzino è da sostituire subito.
Non è così. Ma non è nemmeno vero che non cambia nulla.
Chi tocca, esattamente
Il comunicato del Consiglio dei ministri è preciso sul perimetro. Il decreto introduce nel Codice dell’ambiente l’obbligo, per alcune categorie di imballaggi, di poter essere immessi per la prima volta sul mercato nazionale soltanto se biodegradabili e compostabili e certificati come tali. Le categorie indicate sono quattro:
- imballaggi per il confezionamento di prodotti ortofrutticoli freschi;
- imballaggi del settore della ristorazione e del catering;
- imballaggi per le monoporzioni alimentari;
- imballaggi del settore dell’ospitalità.
Tradotto: banchi di ortofrutta e negozi di frutta e verdura, bar, ristoranti, pizzerie, società di catering, mense, hotel e strutture ricettive. E, a monte, chiunque produca o importi quel tipo di imballaggio per venderlo in Italia.
L'obbligo di compostabilità certificata riguarda gli imballaggi per ortofrutta fresca, ristorazione e catering, monoporzioni alimentari e ospitalità. Restano fuori tutte le altre destinazioni d'uso, che continuano a rispondere ai normali requisiti di riciclabilità previsti dal regolamento europeo sugli imballaggi.
Perché ora: la finestra europea
Il decreto non nasce da un’iniziativa isolata. Il comunicato del Governo lo dice apertamente: l’entrata in vigore tempestiva è la condizione posta dal regolamento europeo sugli imballaggi (il PPWR, regolamento UE 2025/40) per potersi avvalere della facoltà di assoggettare queste categorie a requisiti di compostabilità invece che di riciclabilità, a patto che esistano adeguati sistemi di raccolta e trattamento della frazione organica.
Il PPWR si applica in via generale dal 12 agosto 2026. Da qui l’urgenza: se l’Italia non fissava la propria scelta prima di quella data, quelle categorie sarebbero finite nel regime ordinario della riciclabilità. È una scelta di filiera — l’Italia ha un’industria delle bioplastiche e un sistema di raccolta dell’organico fra i più estesi d’Europa — e non a caso Assobioplastiche l’ha definita vitale per il settore. La Commissione europea ha però sollevato rilievi, perché la normativa europea sulla plastica monouso non distingue fra plastica tradizionale, biodegradabile e compostabile. Il Governo ha proceduto ugualmente: il confronto con Bruxelles resta aperto.
Cosa non succede il 12 agosto
Qui sta il punto che conviene tenere fermo, perché è quello su cui si giocherà la pressione commerciale delle prossime settimane.
Il decreto-legge, alla data di questo articolo, non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale: non esiste un numero di provvedimento che si possa citare. E soprattutto l’obbligo non è auto-operativo. Secondo la ricostruzione di ItaliaOggi — fonte singola, non confermata dal comunicato ufficiale — un decreto del Ministero dell’Ambiente, di concerto con Salute e Agricoltura, dovrà individuare le tipologie specifiche di imballaggio, con un termine di 24 mesi dall’entrata in vigore. Sempre secondo la stessa fonte, le sanzioni previste — da 2.500 a 25.000 euro, quadruplicate se la violazione supera il 10% del fatturato — si applicherebbero soltanto dal 1° gennaio 2030.
Nessuno, quindi, deve svuotare il magazzino ad agosto. Chi vi dicesse che dal 12 agosto il vostro packaging è fuorilegge sta vendendo, non informando.
La mossa che ha senso fare adesso
La direzione, però, è fissata, e non è reversibile in tempi brevi. Chi gestisce un’attività in una di quelle quattro categorie ha davanti un orizzonte in cui l’imballaggio monouso non compostabile esce dal mercato nazionale. Il momento giusto per intervenire non è il magazzino: è il contratto di fornitura.
- Non firmare rinnovi pluriennali di packaging non compostabile. Se il contratto scade nei prossimi mesi, negozia una durata corta o una clausola di adeguamento normativo che scarichi sul fornitore il rischio del cambio di specifica.
- Chiedi al fornitore, per iscritto, il piano di transizione. Due domande bastano: quali referenze del vostro catalogo sono già certificate compostabili, e a che prezzo. La differenza di costo fra le due linee è l’unico numero che serve per pianificare.
- Fatti dare la certificazione, non la dicitura. “Biodegradabile” stampato su una confezione non è una certificazione. Il decreto parla di imballaggi certificati come tali da organismi accreditati: il riferimento tecnico riportato dalla stampa di settore è la norma UNI EN 13432, ma va confermato sul testo definitivo.
- Se produci o importi imballaggi, muoviti prima. Per te la scadenza non è il 2030: è il momento in cui i tuoi clienti cominceranno a chiedere le referenze certificate, e quel momento arriva molto prima della sanzione.
- Segna la data del decreto ministeriale. È lì che si saprà con esattezza quali formati rientrano. Fino ad allora il perimetro fine resta aperto.
L'obbligo è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 ma attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Le tipologie specifiche di imballaggio saranno individuate da un successivo decreto ministeriale, con un termine indicato in 24 mesi. Le sanzioni, secondo le ricostruzioni di stampa, decorrerebbero dal 1 gennaio 2030. Sono tre scadenze diverse: confonderle porta ad acquisti d'urgenza inutili.
In breve
Il Consiglio dei ministri del 4 agosto ha scelto, per quattro categorie di imballaggi — ortofrutta fresca, ristorazione e catering, monoporzioni alimentari, ospitalità — la strada della compostabilità certificata invece della riciclabilità, sfruttando una facoltà che il regolamento europeo concede agli Stati membri e che andava esercitata prima del 12 agosto. Il decreto non è ancora in Gazzetta, le tipologie precise le fisserà un decreto ministeriale e le sanzioni sono lontane: non c’è nessuna urgenza di acquisto. C’è però una decisione che conviene prendere adesso, mentre non costa nulla, ed è non legarsi a una fornitura lunga di un imballaggio che il mercato italiano sta uscendo dal comprare.