Se hai la sensazione che i tuoi clienti ci mettano sempre di piu’ a saldare le fatture, non e’ un’impressione. L’ultimo Studio Pagamenti CRIBIS, riferito al secondo trimestre 2026 e diffuso il 10 luglio, certifica che in Italia paga in orario solo il 42% delle imprese: in calo di 0,4 punti sul trimestre precedente e di 2 punti pieni rispetto a un anno fa. I ritardi gravi, quelli oltre i 90 giorni, salgono al 4,4%. Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS, parla di un “arretramento della puntualita’” pur in un contesto di crescita moderata.
Per chi emette fatture, questo non e’ un dato astratto: e’ liquidita’ che entra piu’ tardi del previsto, mentre le uscite (stipendi, fornitori, tasse) restano puntuali.
Paga puntuale il 42,0% delle imprese italiane (-2 punti sul 2025). Ritardi gravi oltre 90 giorni al 4,4%. Fonte: Studio Pagamenti CRIBIS, oltre 2 miliardi di esperienze di pagamento analizzate.
Il dato che ribalta il luogo comune
C’e’ un numero, nello studio, che vale la pena leggere con attenzione perche’ smonta un pregiudizio diffuso. Non sono le piccole imprese le cattive pagatrici: la puntualita’ e’ del 42,7% per le microimprese e del 41,8% per le piccole, ma crolla al 21,1% per le grandi aziende. In altre parole, piu’ e’ grande il cliente, piu’ e’ probabile che paghi in ritardo.
Ha una logica: le imprese di dimensioni maggiori hanno maggiore potere contrattuale e usano spesso i fornitori come una forma di finanziamento gratuito, allungando i tempi di pagamento. Il problema e’ che dall’altra parte c’e’ quasi sempre una realta’ piu’ piccola, che quel ritardo lo assorbe a fatica.
Se il tuo fatturato dipende da pochi clienti grandi, il tuo rischio di cassa e' piu' alto della media: statisticamente sono proprio loro i pagatori piu' lenti. La concentrazione dei ricavi va letta anche come concentrazione del rischio di incasso.
Dove il rischio e’ piu’ alto
Lo studio aiuta anche a capire dove il pericolo si concentra. Sul piano territoriale, la puntualita’ e’ piu’ solida al Nord (Lombardia 51,6%, Emilia-Romagna 51,2%, Veneto 51,0%) e piu’ fragile al Sud, con Sicilia (27,2%) e Calabria (26,7%) in fondo alla classifica.
Sul piano settoriale, i ritardi gravi oltre i 90 giorni pesano di piu’ su ristoranti e bar (7,6%), costruzioni (6,1%) e grande distribuzione (5,7%), mentre restano contenuti nelle industrie della carta, chimica e siderurgia. Se lavori con clienti in questi settori o in queste aree, la probabilita’ di incassare tardi e’ oggettivamente piu’ alta: e’ un elemento da mettere in conto quando fissi condizioni e margini.
Le leve concrete per proteggere il cash flow
La buona notizia e’ che sul rischio di incasso una PMI puo’ agire, senza aspettare che il quadro migliori da solo. Alcune mosse pratiche.
Controlla chi ha davanti prima di concedere dilazioni. Per i clienti nuovi o per gli ordini importanti, una verifica dell’affidabilita’ commerciale (visura, informazioni economiche, storico di pagamento) costa poco e evita esposizioni pericolose.
Scrivi le condizioni di pagamento, non darle per scontate. Termini chiari in fattura e in contratto, con interessi di mora previsti dalla normativa sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, spostano l’equilibrio a tuo favore. Per lavori lunghi, chiedere un acconto o pagamenti a stato avanzamento riduce l’esposizione.
Tieni uno scadenzario vivo e sollecita presto. Sapere ogni settimana quali fatture stanno per scadere e quali sono gia’ scadute permette di intervenire con un promemoria gentile prima che il ritardo diventi cronico. Il primo sollecito, cortese ma puntuale, e’ spesso il piu’ efficace.
Non concentrare tutto su pochi grandi clienti. Se possibile, diversifica il portafoglio: un cliente grande che paga a 120 giorni pesa molto meno se non e’ l’unico a tenere in piedi il fatturato.