Il rapporto mensile dell’ABI, l’associazione bancaria italiana, fotografa a maggio un credito tornato vivace: i prestiti a famiglie e imprese crescono del 3% su base annua, la maggiore espansione da novembre 2022. Per le imprese è l’undicesimo mese consecutivo di crescita (+3,1%), per le famiglie +2,6%. In parallelo i depositi salgono a livelli record, oltre 1.890 miliardi. Il messaggio di fondo è che le banche sono di nuovo disposte a erogare.
C’è però un secondo numero che conta almeno quanto il primo: il tasso medio sullo stock totale dei prestiti resta al 4,04%. Il credito fluisce, ma non è economico.
Il dettaglio che cambia la lettura
Attenzione a non confondere due cose diverse. Il 4,04% è la media calcolata sull’intero stock di finanziamenti in essere, cioè anche su tutto il debito acceso negli anni del denaro caro. Il tasso applicato ai nuovi finanziamenti alle imprese è invece più basso, intorno al 3,5%, e nei dati ABI risulta in leggero calo rispetto al mese precedente. La differenza non è un dettaglio statistico: dice che il debito vecchio, in molti casi, costa più di quello che si potrebbe accendere oggi.
È la media sull'intero stock di finanziamenti in essere, non il tasso sui nuovi prestiti alle imprese, che risulta più basso (intorno al 3,5%) e in leggero calo. Prestiti totali a famiglie e imprese +3% annuo a maggio, massimo da novembre 2022.
Fonte: Rapporto ABI, ANSA, Il Sole 24 Ore — giugno 2026
Cosa significa per una PMI, in concreto
La conseguenza pratica è che la mossa più redditizia, per molte imprese, non è chiedere altro credito ma sistemare quello che hanno già. Se in azienda ci sono esposizioni accese quando i tassi erano al picco, vale la pena verificare con la banca se conviene rinegoziarle o rifinanziarle a condizioni più vicine a quelle dei nuovi finanziamenti. Su importi rilevanti, anche mezzo punto percentuale recuperato libera cassa ogni mese.
La seconda leva è tipicamente italiana: le garanzie pubbliche (Fondo di Garanzia PMI, SACE) pesano ancora oltre un quinto del credito alle imprese, molto più che negli altri grandi Paesi europei. Per una piccola impresa, presentarsi alla banca con una garanzia pubblica resta lo strumento più diretto per ottenere condizioni migliori o sbloccare un’erogazione che altrimenti sarebbe più difficile.
Mappare le esposizioni accese quando i tassi erano al picco e chiedere alla banca se conviene rinegoziarle; valutare per i nuovi investimenti l'uso del Fondo di Garanzia PMI o di SACE per migliorare le condizioni; mettere a reddito la liquidità ferma sul conto, ora che con i depositi record e i tassi più alti torna a rendere.
C’è poi un terzo fronte legato proprio ai depositi record: una parte di quei saldi è liquidità ferma sui conti correnti aziendali. Con il costo del denaro su questi livelli, lasciare grandi giacenze a rendimento quasi nullo ha di nuovo un costo opportunità concreto; conti deposito e strumenti a breve tornano a offrire qualcosa.
In breve
Il credito alle imprese cresce ai ritmi più alti dal 2022, segno che le banche erogano di nuovo, ma il tasso medio sullo stock resta sopra il 4%. Per una PMI la priorità non è solo aprire nuove linee: è rinegoziare il debito caro acceso negli anni della stretta, sfruttare le garanzie pubbliche per ottenere condizioni migliori e non lasciare improduttiva la liquidità ferma sul conto.