Riforma delle professioni approvata al Senato: praticanti da retribuire, ore obbligatorie su AI, consulenza aperta a tutti

Il ddl 1663 passa al Senato con 81 sì e nessun contrario e riguarda 15 albi. È una legge delega, quindi nulla è ancora in vigore: ma la direzione è fissata, e per chi ha praticanti o vive di consulenza cambia il conto economico.

Il 3 agosto il Senato ha approvato il disegno di legge 1663 di riforma degli ordini professionali: 81 voti favorevoli, nessun contrario, 50 astensioni. Riguarda 15 albi, e tra i principi che contiene ce ne sono tre che toccano direttamente il conto economico di uno studio professionale: i tirocini diventano retribuiti, la formazione continua deve includere ore su intelligenza artificiale e cybersecurity, e le attività non riservate vengono dichiarate esercitabili da chiunque.

Prima di qualsiasi altra cosa, però, va detta quella che i titoli di ieri saltano.

Le 15 professioni coinvolte

Consulenti del lavoro, assistenti sociali, agrotecnici, architetti, attuari, spedizionieri doganali, consulenti in proprietà industriale, giornalisti, agronomi e forestali, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali, tecnologi alimentari.

Se il tuo albo non è in questo elenco, la riforma non ti riguarda — non ancora, e non con questo testo.

Cosa prevede la delega, tradotto

I tirocini non saranno più gratuiti

Il principio è due cose insieme: il diritto al rimborso delle spese sostenute dal tirocinante, e un’indennità o una remunerazione commisurata ai compiti svolti, formalizzata in un contratto. Gli enti pubblici restano esclusi.

Nessun importo è indicato: i parametri li scriveranno i decreti attuativi. Ma la direzione è quella, e un voto senza un solo contrario dice quanto è contendibile.

La formazione continua cambia contenuto, non solo quantità

La delega prevede che la formazione professionale continua includa un numero minimo di ore dedicato ad alfabetizzazione digitale, cybersecurity e intelligenza artificiale. Quante, non è scritto: sarà materia dei decreti.

È il punto in cui la riforma riconosce una cosa che nel mercato è già evidente: la competenza tecnica su cui si è costruita la professione non basta più a difenderla.

I compensi restano liberi, ma con un criterio scritto

Il compenso continua a essere liberamente negoziabile. Ci si aggiunge però un vincolo: deve essere commisurato a quantità, qualità, contenuto e caratteristiche della prestazione, con parametri che i decreti aggiorneranno.

Non è la reintroduzione delle tariffe minime. È l’ingresso di un criterio di adeguatezza in un ambito che oggi è governato solo dalla deontologia e dal mercato.

Le attività non riservate sono aperte a chiunque

Qui sta la parte che nei comunicati di categoria si legge meno volentieri. La delega ridefinisce le attività riservate agli iscritti agli albi e, in parallelo, stabilisce che le attività non riservate possono essere svolte da chiunque. Tra le attività attribuite ai professionisti viene esplicitamente citata la consulenza.

Per uno studio che negli ultimi anni ha spostato il proprio fatturato dagli atti riservati alla consulenza — cioè quasi tutti — questo è un fatto competitivo, non una riga tecnica.

Le due facce della delega per uno studio professionale

Sul lato dei costi la riforma introduce il tirocinio retribuito, con rimborso delle spese e un'indennità commisurata ai compiti svolti, e un numero minimo di ore di formazione continua su alfabetizzazione digitale, cybersecurity e intelligenza artificiale. Sul lato del mercato ridefinisce le attività riservate agli iscritti agli albi e dichiara esercitabili da chiunque quelle non riservate, mentre attribuisce esplicitamente ai professionisti la consulenza e introduce un criterio di adeguatezza del compenso rispetto a quantità, qualità e contenuto della prestazione. Nessuna delle due facce è oggi in vigore: servono l'approvazione della Camera e i decreti legislativi attuativi.

Cosa conviene fare adesso, pur non essendo obbligatorio

Il punto di una legge delega è che dà tempo. Il modo di usarlo male è aspettare i decreti e poi adeguarsi di corsa.

1. Se hai praticanti o tirocinanti non retribuiti, metti il costo a budget ora. Non perché sia dovuto oggi, ma perché quando lo sarà l’onere arriverà in un esercizio già impostato. Fare il conto adesso — quanti sono, per quante ore, a quale indennità plausibile — significa poterlo assorbire con una decisione di prezzo invece che con una compressione di margine.

C’è anche un vantaggio da non trascurare: chi anticipa una forma di retribuzione del tirocinio smette di competere per i praticanti solo sul prestigio dello studio.

2. Sposta le ore di formazione già pianificate su AI, digitale e sicurezza. Le ore di aggiornamento le stai già facendo. Cambiarne il contenuto costa zero oggi e vale doppio: sono le materie che diventeranno obbligatorie, e sono quelle su cui i clienti stanno già facendo domande a cui molti professionisti non sanno rispondere.

3. Guarda il tuo listino con l’occhio del criterio di adeguatezza. Se hai preventivi molto sotto la media per tenere un cliente, il criterio del compenso commisurato a quantità, qualità e contenuto della prestazione è destinato a diventare un parametro normativo e non solo un principio deontologico. Conviene sapere quali sono le tue posizioni fuori scala prima che lo diventi.

Le altre modifiche, in breve

La delega contiene anche disposizioni di assetto: l’accesso alla professione tramite esame di abilitazione, fatte salve le disposizioni sui titoli universitari abilitanti della legge 163/2021; il riconoscimento degli Ordini come enti pubblici non economici con finalità di tutela di interessi pubblici; e un principio di proporzionalità attenuata per le elezioni dei consigli nazionali.

Sono materie che riguardano la governance delle categorie più che il lavoro quotidiano. Vale conoscerle, non vale pianificare su di esse.

Quanta strada resta

Il percorso della riforma prevede quattro passaggi. Il primo è l'approvazione del Senato, avvenuta il 3 agosto 2026 con 81 voti favorevoli, nessun contrario e 50 astensioni. Il secondo è l'esame e l'approvazione della Camera dei deputati, che deve ancora avvenire e per il quale non esiste una data. Il terzo è l'emanazione dei decreti legislativi attuativi da parte del Governo, che tradurranno i principi di delega in regole applicabili con parametri e importi. Solo dopo il terzo passaggio gli obblighi diventano esigibili. La ministra del Lavoro ha indicato come obiettivo il completamento entro la legislatura, senza termini stabiliti.

In breve

Il Senato ha approvato il ddl 1663 con 81 sì, nessun contrario e 50 astensioni: riforma delegata di 15 albi professionali. I principi che contano per uno studio sono il tirocinio retribuito con rimborso spese e indennità commisurata ai compiti, un minimo di ore di formazione su digitale, cybersecurity e AI, il compenso che resta libero ma commisurato alla prestazione, e le attività non riservate esercitabili da chiunque.

È una legge delega al primo ramo del Parlamento: oggi non cambia nessun obbligo, servono la Camera e i decreti attuativi, e nessuna data è fissata. Il tempo che questo lascia si usa bene in tre modi — mettere a budget il costo dei praticanti, spostare le ore di formazione già previste su AI e sicurezza, e calcolare quanta parte del proprio fatturato dipende da attività che chiunque potrà svolgere.

Fonti consultate

  1. Il Sole 24 Ore — Via libera del Senato alla riforma di 15 ordini professionali · press
  2. Ansa — Calderone, bene riforma ordini professionali, presupposti per varo entro legislatura · press
  3. Il Sole 24 Ore — Professions reform: training, AI and paid work placements · press