Il container dall'Asia costa più di quando l'hai preventivato: i noli spot verso il Mediterraneo dati in rialzo del 45%

Il premio assicurativo di guerra sulle navi è passato dallo 0,25% al 3-10% del valore dello scafo e si sta scaricando sul nolo. Chi importa componenti o merce dall'Asia deve rifare il costo di sbarco adesso, non a fine anno.

Se importi componenti, semilavorati o merce finita dall’Asia, nelle ultime due settimane è probabile che il tuo spedizioniere ti abbia scritto per annunciare un aumento. Non è una manovra commerciale: è la catena che parte dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz e arriva alla tua fattura di trasporto.

Il meccanismo è meno noto di quanto meriti, e vale la pena capirlo perché determina quanto durerà.

Da dove arriva l’aumento

Ogni nave che attraversa un’area considerata a rischio paga un premio assicurativo di guerra — il war risk premium — calcolato in percentuale sul valore dello scafo. È una voce che in tempi normali sta sullo sfondo, invisibile a chiunque non lavori nello shipping.

Non è più sullo sfondo. Secondo le rilevazioni riportate da Lloyd’s List, Al Jazeera e The National, quel premio è passato dallo 0,25% circa a una forbice del 3-10% del valore della nave. Su una portacontainer da 100 milioni di dollari significa passare da circa 250.000 dollari a una cifra fra 3 e 10 milioni. Per singolo transito.

I tassi assicurativi sull’area risultano intorno a quattro volte la media degli ultimi cinque anni. Quel costo non resta all’armatore: si scarica sul nolo, cioè sul prezzo che paghi tu per ogni container.

La catena che porta il costo fino a te

Il rischio nell'area alza il premio assicurativo di guerra sullo scafo. L'armatore ribalta il costo sul nolo. Lo spedizioniere lo ribalta sul tuo container. Tu lo scopri alla fattura, quando il preventivo al tuo cliente è già stato firmato a prezzo fisso.

Quanto pesa sul container

Qui serve onestà su cosa è verificato e cosa no.

I numeri sui premi assicurativi sono rilevazioni: quelli sopra reggono. Sulla ricaduta nei noli, invece, la cifra che circola — circa il 45% in più sulle tariffe spot dalla Cina verso il Mediterraneo rispetto al periodo precedente alla crisi — è una stima di mercato riportata da Lloyd’s List, non un dato ufficiale. Trattala come ordine di grandezza, non come tariffario.

Anche così, l’ordine di grandezza basta per capire il problema. Su un 40 piedi high cube l’aumento vale facilmente qualche migliaio di euro. Su un lotto piccolo — il classico container condiviso o il singolo carico stagionale della micro-impresa — quella cifra può mangiarsi l’intero margine dell’operazione, perché il costo di trasporto si spalma su poche unità vendute.

Le tre cose da fare questa settimana

1. Ricalcola il costo di sbarco degli ordini in transito. Il landed cost è il prezzo della merce più trasporto, assicurazione, dazi e oneri doganali. Se hai ordini partiti o in partenza, quel numero non è più quello del foglio di calcolo di marzo. Chiedi allo spedizioniere una quotazione aggiornata per iscritto sulle spedizioni non ancora sbarcate, prima di stampare i listini di settembre.

2. Metti una clausola di adeguamento nei preventivi che stai emettendo adesso. Vale per chiunque lavori su commessa con consegna a mesi di distanza: edilizia, impiantistica, arredo su misura, allestimenti. Una riga che leghi il prezzo a una variazione del costo di trasporto oltre una soglia definita ti evita di scoprire a novembre che la commessa è in perdita. È una clausola normale nei contratti B2B, non una pretesa esotica.

3. Verifica cosa copre davvero la tua assicurazione merci. Molte polizze sul trasporto contengono esclusioni per rischi bellici o per aree specifiche. Non è il momento di scoprirlo dopo un fermo. Una mail al broker con l’elenco delle rotte che stai usando risolve la domanda in due giorni.

Una nota su cosa non sappiamo

Nessuno può dirti quanto dura. I premi war risk si muovono in fretta in entrambe le direzioni: si sono già visti rientri rapidi quando la tensione cala. Questo ha una conseguenza pratica concreta — non impegnarti su contratti di trasporto pluriennali a prezzo bloccato proprio adesso, quando il mercato prezza il picco del rischio. Chi firma sul massimo poi ci resta per anni.

In breve

Il premio assicurativo di guerra sulle navi che transitano nell’area è salito dallo 0,25% a una forbice del 3-10% del valore dello scafo, con tassi intorno a quattro volte la media quinquennale. Il costo si sta scaricando sui noli: le tariffe spot Cina-Mediterraneo sono stimate in rialzo di circa il 45% rispetto al pre-crisi. Chi ha un contratto annuale è protetto fino a scadenza; chi compra a spot — cioè quasi tutte le PMI — paga subito. Le mosse concrete sono tre: rifare il costo di sbarco sugli ordini in transito, inserire una clausola di adeguamento nei preventivi in uscita, controllare le esclusioni per rischio bellico nella polizza merci.

Fonti consultate

  1. Lloyd's List — Hormuz crisis side effect: a sharp rise in container shipping rates · press
  2. Al Jazeera — How shipping insurance rates are rising as Hormuz and Bab al-Mandeb shut down (23 luglio 2026) · press
  3. The National — War risk shipping premium surges again as tensions escalate at Strait of Hormuz (17 luglio 2026) · press