Hai aggiornato il firewall e pensi di essere a posto: la falla FortiGate entrata ieri nella lista CISA dice il contrario

Non apre la porta a chiunque: il punteggio è 5,3 e serve una compromissione già avvenuta. Il problema è proprio quello. Permette a chi era già entrato di restare dentro anche dopo la patch, e la CISA l'ha messa tra le falle sfruttate davvero.

Molte piccole imprese italiane hanno in ufficio un FortiGate: la scatola che fa da firewall e che fornisce la VPN con cui i dipendenti lavorano da casa o dal cliente. Ieri, 27 luglio, la CISA statunitense ha inserito nel proprio catalogo delle vulnerabilità sfruttate davvero una falla che riguarda proprio quei dispositivi.

Il codice è CVE-2025-68686. E la cosa interessante non è la gravità: è il meccanismo.

Cominciamo da quello che questa falla non è

Perché la disinformazione qui fa più danni della notizia.

  • Il punteggio ufficiale del produttore è 5,3 su 10, cioè medio. Se hai letto in giro “falla da 9,3”, è sbagliato: fa fede l’advisory Fortinet, ed è 5,3.
  • Non è sfruttabile da sola. L’advisory dice esplicitamente che l’attacco richiede che il dispositivo sia già stato compromesso in precedenza, attraverso un’altra vulnerabilità a livello di filesystem.
  • Se sul tuo apparato la SSL-VPN non è attiva, non sei interessato.

Quindi no: non è una porta spalancata su internet che chiunque può spingere stanotte.

E allora perché la CISA se ne occupa

Perché questa vulnerabilità non serve a entrare. Serve a restare.

Il meccanismo che aggira è quello della persistenza tramite symlink: in italiano corrente, un trucco con cui un attaccante che era già riuscito a entrare si lascia dietro un collegamento nascosto per continuare a leggere informazioni sensibili anche dopo. Fortinet aveva rilasciato una correzione contro quel trucco. Questa CVE è il bypass di quella correzione: permette, con richieste HTTP costruite ad arte, di aggirarla.

Perché aggiornare non equivale a bonificare

Una patch chiude la via d'ingresso ma non rimuove necessariamente ciò che un attaccante ha già lasciato sul dispositivo. Nel caso della CVE-2025-68686 il meccanismo colpito è proprio quello della persistenza: un apparato compromesso in passato e poi aggiornato può continuare a esporre informazioni sensibili. Per questo, dopo un sospetto di compromissione, all'aggiornamento vanno affiancati il ripristino a una versione che rimuove i file residui e il cambio delle credenziali.

Ecco perché per una piccola impresa il punto pratico non è il punteggio, ma questa frase: se il tuo firewall è stato bucato in passato, averlo aggiornato non garantisce che l’ospite se ne sia andato.

Le versioni, quelle esatte

L’advisory Fortinet FG-IR-25-934 indica:

  • FortiOS 7.6.0 - 7.6.1 → aggiornare alla 7.6.2 o superiore;
  • FortiOS 7.4.0 - 7.4.6 → aggiornare alla 7.4.7 o superiore;
  • FortiOS 7.2, 7.0 e 6.4: tutte interessate, con indicazione di migrare a una versione corretta.

Se sei su un ramo 7.2, 7.0 o 6.4 la questione è più ampia di questa singola falla: sono versioni a fine corsa, e la migrazione va pianificata a prescindere.

È disponibile anche un virtual patch (FG-VD-60389.0day) per chi non può aggiornare subito, ma è una misura tampone, non la soluzione.

Le tre domande da fare a chi ti gestisce la rete

Nella maggior parte delle piccole imprese il firewall non lo tocca il titolare: lo gestisce un fornitore IT esterno. Questo è il messaggio da inoltrargli oggi, con tre domande secche:

  1. Su quale versione di FortiOS siamo? E se non è la 7.6.2 o la 7.4.7, quando aggiorniamo.
  2. La SSL-VPN è attiva? Se sì, serve davvero a tutti gli utenti o si può limitare agli indirizzi noti.
  3. Abbiamo avuto in passato segnalazioni di compromissione su questo apparato? Se la risposta è “forse” o “non lo so”, allora dopo l’aggiornamento vanno cambiate le password degli account VPN e amministratore, perché potrebbero essere state lette.

In breve

La CVE-2025-68686 è stata inserita il 27 luglio nel catalogo CISA delle vulnerabilità sfruttate. Riguarda FortiOS con SSL-VPN attiva, ha un punteggio 5,3 e richiede una compromissione precedente del dispositivo: non è una falla che apre la porta a chiunque, e chi la racconta come critica sta esagerando.

Il valore della notizia è un altro: colpisce il meccanismo con cui un intruso resta dentro dopo la patch. Le versioni a cui arrivare sono la 7.6.2 e la 7.4.7; chi è su 7.2, 7.0 o 6.4 deve pianificare una migrazione. E se c’è il dubbio che qualcuno sia entrato in passato, all’aggiornamento va affiancato il cambio delle credenziali VPN e amministratore — perché è quello, non la patch, a chiudere davvero la porta.

Fonti consultate

  1. Fortinet PSIRT — Advisory FG-IR-25-934 (CVE-2025-68686) · primary
  2. CISA — Adds Two Known Exploited Vulnerabilities to Catalog (27/07/2026) · primary
  3. CISA — Known Exploited Vulnerabilities Catalog · documentation