C’è una scadenza europea che dal 1° luglio tocca chiunque faccia entrare merce da fuori Unione: sparisce la franchigia doganale dei 150 euro. Fino a oggi le spedizioni extra-UE di valore inferiore a quella soglia entravano senza dazio (pagando la sola IVA). Dal 1° luglio non più: ogni pacco paga dazio, qualunque sia il valore. La notizia è arrivata sui giornali nella versione “Temu e Shein più cari”, ma per chi gestisce un’impresa il punto è un altro — il costo sbarcato di ciò che importa.
Cosa cambia, in concreto
La base normativa è il Regolamento (UE) 2026/382, che modifica il regime delle franchigie doganali. Per evitare di mandare in tilt le dogane con miliardi di micro-dichiarazioni, è previsto un regime transitorio fino al 1° luglio 2028: sulle spedizioni fino a 150 euro che usano il sistema IOSS o arrivano per posta si può applicare un dazio forfettario semplificato di 3 euro per articolo, in alternativa al calcolo del dazio reale sulla tariffa.
Attenzione a due dettagli che cambiano i conti:
- il forfait è per articolo, non per pacco: pesa proporzionalmente di più sui prodotti a basso prezzo unitario (gadget, accessori, ricambi minuti);
- IVA ed eventuali accise restano dovute come prima: il dazio si aggiunge, non sostituisce.
Si applica alle spedizioni extra-UE fino a 150 euro tramite IOSS o posta, in alternativa al dazio reale. Essendo per articolo, incide soprattutto sui prodotti a basso valore unitario.
Fonte: Regolamento (UE) 2026/382 — sintesi Studio Armella, Altroconsumo
Chi viene toccato (e perché conta)
Due profili di PMI sentiranno la differenza:
- chi importa componenti, ricambi o merce a basso valore da Cina, UK o USA per rivendere o produrre: il costo unitario sale, e va ribaltato su listini e marginalità;
- chi fa e-commerce o dropshipping rivendendo prodotti extra-UE sotto i 150 euro: svanisce il vantaggio di prezzo verso chi si rifornisce già dentro l’Unione o tiene magazzino in UE.
È esattamente l’effetto voluto dalla misura: nel 2024 sono entrati circa 4,6 miliardi di pacchi sotto soglia, in larga parte dall’Asia, e l’esenzione era diventata una scorciatoia di prezzo difficile da reggere per chi produce o stocca in Europa.
Per anni rifornirsi extra-UE sotto i 150 euro significava niente dazio. Dal 1° luglio quel vantaggio si chiude: chi ha costruito i prezzi su quella franchigia deve rifare i conti.
La mossa concreta prima del 1° luglio
- Ricalcola il costo sbarcato dei prodotti che importi sotto i 150 euro, aggiungendo 3 euro per articolo (o il dazio reale, se più conveniente) oltre a IVA e spedizione. Poi verifica se i tuoi prezzi di vendita reggono ancora il margine.
- Parla con lo spedizioniere/intermediario doganale: chi versa il dazio, come cambia la dichiarazione di importazione, se conviene il forfait o il calcolo reale per il tuo mix di prodotti.
- Valuta il consolidamento o un fornitore UE. Per chi rivende prodotti a basso prezzo unitario, un magazzino o un fornitore dentro l’Unione può tornare competitivo rispetto al micro-import extra-UE.
In breve
Dal 1° luglio la franchigia dei 150 euro non c’è più: ogni pacco extra-UE paga dazio, con un forfait transitorio di 3 euro per articolo fino al 2028. Per il consumatore è qualche euro in più; per una PMI che importa o rivende merce di basso valore è una voce di costo nuova e strutturale. La settimana prima della scadenza è il momento giusto per rifare i conti del costo sbarcato e decidere se ribaltare il rincaro, cambiare fornitore o consolidare gli ordini.
Per il quadro d’insieme della misura — come nasce il dazio forfettario, gli importi e le reazioni dei grandi marketplace — vedi il pezzo sul dazio UE da 3 euro sui pacchi extra-UE.