Otto miliardi di data center tra Milano e Vercelli con i commissari a sbloccare i permessi: come ci si mette in fila adesso

Il Consiglio dei ministri ha dichiarato strategici due programmi da 4 miliardi ciascuno e nominerà commissari per accelerare i permessi. Per le PMI di impianti ed edilizia industriale la finestra per qualificarsi si apre prima dei cantieri, non dopo.

Il 24 luglio il Consiglio dei ministri ha dichiarato di preminente interesse strategico nazionale due programmi di investimento in data center, per circa 8 miliardi complessivi. È il tipo di notizia che di solito si legge e si archivia.

Vale la pena non archiviarla se hai un’impresa di impianti elettrici, meccanici, condizionamento, edilizia industriale, opere civili, sicurezza, logistica di cantiere o manutenzione — e se lavori nell’area a ovest di Milano o nel Vercellese.

Cosa è stato deciso

Due programmi distinti, entrambi da circa 4 miliardi.

Il primo è «Equinix per l’Italia»: sette nuovi data center a Settimo Milanese e Cusago, nell’area metropolitana milanese, con investimenti distribuiti nel periodo 2026-2033. Il Governo indica circa 1.500 addetti nella fase di costruzione e oltre 500 occupati a regime.

Il secondo è il «Cavour Hyperscale Campus»: la riconversione dell’ex centrale elettrica di Trino, in provincia di Vercelli, con una potenza indicata tra 300 e 400 MW e circa 1.200 lavoratori nella fase di costruzione.

Il punto che conta più delle cifre è procedurale: per ciascun programma sarà nominato un commissario straordinario di Governo, d’intesa con le Regioni, con il compito di coordinare le amministrazioni e accelerare il rilascio dell’autorizzazione unica.

Quando si decide chi lavora

Qui esce dalla notizia e si entra nella prassi degli appalti privati di grande dimensione — che è prassi generale, non una procedura annunciata per questi due programmi. Ma è la parte che serve davvero.

L’errore più comune è aspettare l’apertura del cantiere per farsi vivo. Quando il cantiere apre, le liste sono già chiuse da mesi. La sequenza reale è un’altra:

  1. Si definiscono i general contractor e le imprese principali, tipicamente grandi gruppi già in rapporto con il committente.
  2. Quelle imprese costruiscono i propri elenchi di subappaltatori qualificati, spesso prima di avere l’incarico formale, per poter dimostrare capacità produttiva in fase di offerta.
  3. Solo alla fine partono gli ordini.

Il punto di ingresso di una PMI, nella quasi totalità dei casi, non è il committente: è il passaggio due. Ci si qualifica presso chi costruirà, non presso chi paga.

Dove si entra davvero in filiera

Il committente sceglie poche imprese principali. Sono quelle a costruire gli elenchi dei subappaltatori, e lo fanno mentre stanno ancora preparando l'offerta — perché devono dimostrare di poter reggere il carico. È in quella finestra, invisibile dall'esterno e larga qualche mese, che una PMI entra o resta fuori.

Le tre cose che pesano più del prezzo

Su lavori di questo tipo, il preventivo più basso non vince quasi mai. Contano in ordine:

La sicurezza documentata. Su un cantiere sotto i riflettori istituzionali, un infortunio è un problema reputazionale per tutti. La formazione in regola, il DVR aggiornato, gli indici infortunistici puliti e la tracciabilità dei subappalti non sono adempimenti: sono requisiti di ammissione.

La capacità di reggere i tempi. Non quanti operai hai oggi, ma se sei in grado di dimostrare per iscritto come li aumenti se la commessa cresce. Un accordo scritto con un’impresa partner vale più di una dichiarazione di disponibilità.

Le certificazioni e le referenze su opere analoghe. Non serve aver fatto un data center. Serve aver fatto qualcosa di paragonabile per complessità impiantistica e continuità di servizio: un ospedale, uno stabilimento produttivo, una struttura con gruppi di continuità e ridondanze.

Una cautela, per onestà

Nulla di tutto questo è garantito. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato la strategicità dei programmi e annunciato la nomina dei commissari: non risultano al momento bandi aperti, albi fornitori pubblicati o criteri di qualificazione resi noti. I cantieri di quest’ordine di grandezza scivolano, cambiano perimetro, a volte si ridimensionano.

E c’è un secondo elemento da tenere presente: gran parte del valore di un data center è tecnologia importata — server, sistemi di raffreddamento, apparati elettrici specializzati. La quota che resta sul territorio è quella delle opere civili, dell’impiantistica, dei servizi e della manutenzione successiva. È una quota reale e pluriennale, ma non è l’intero investimento, e chi te lo racconta come tale ti sta vendendo qualcosa.

La ragione per muoversi ora non è la certezza. È che il costo di prepararsi è vicino a zero, e il costo di arrivare tardi è l’esclusione.

In breve

Il Consiglio dei ministri del 24 luglio ha dichiarato di preminente interesse strategico nazionale due programmi di data center per circa 8 miliardi: «Equinix per l’Italia», sette strutture a Settimo Milanese e Cusago con circa 4 miliardi nel 2026-2033, 1.500 addetti in costruzione e oltre 500 a regime; e il «Cavour Hyperscale Campus» a Trino, nel Vercellese, da 300-400 MW, circa 4 miliardi e 1.200 lavoratori in costruzione. Per ciascuno sarà nominato un commissario straordinario per accelerare l’autorizzazione unica, e quella nomina è il segnale che indica l’avvio reale del calendario. Per le PMI di impianti, edilizia industriale e manutenzione il punto di ingresso non è il committente ma le imprese generali, che formano gli elenchi dei subappaltatori mesi prima dell’apertura dei cantieri: contano sicurezza documentata, capacità dimostrabile di reggere i tempi e referenze su opere di complessità paragonabile. Non risultano al momento bandi o albi fornitori aperti.

Fonti consultate

  1. MIMIT — Data center, ok CdM a strategicità per due investimenti in Lombardia e Piemonte per 8 mld · primary
  2. Milano Finanza — Via libera del CdM al maxi piano da 8 miliardi sui data center · press
  3. Il Messaggero — Data center, sì a progetti da 8 miliardi · press
  4. Borsa Italiana / Radiocor — Data center, Urso: ok CdM a investimenti per 8 mld · press