Debiti fiscali, l'Agenzia mette per iscritto quanto puoi tagliare senza passare dal tribunale

Con la circolare del 16 luglio l'Agenzia delle Entrate chiarisce che anche l'IVA può essere ridotta in un accordo trattato fuori dal tribunale. Ma avverte anche che chiedere protezione non ferma le cartelle: ecco cosa cambia per un'impresa indebitata.

Il 16 luglio l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 5/E: circa 221 pagine, la prima di quattro parti previste, dedicate alle regole con cui un’impresa in difficoltà può rimettersi in piedi. È un documento pensato per avvocati e commercialisti, e come tale verrà commentato. Ma dentro c’è una cosa che interessa direttamente chi ha un debito con il Fisco e non riesce a pagarlo.

In sintesi: il debito fiscale, IVA compresa, si può trattare e ridurre anche in un accordo raggiunto fuori dal tribunale. E, nello stesso documento, l’Agenzia smonta un equivoco che circola parecchio: chiedere protezione non mette in pausa tutto.

La composizione negoziata, in parole semplici

La composizione negoziata è la strada pensata per le imprese che sono in difficoltà ma non ancora spacciate. Funziona così: l’imprenditore chiede l’accesso tramite una piattaforma telematica, viene nominato un esperto indipendente che fa da mediatore, e si prova a trovare un accordo con i creditori — banche, fornitori e, appunto, il Fisco. Non è un fallimento e non è un processo: è una trattativa assistita, e l’impresa resta in mano all’imprenditore.

Il punto delicato è sempre stato il debito fiscale. Sul resto si può discutere; sull’IVA aleggiava il dubbio che fosse intoccabile, perché è un’imposta che tocca anche le casse europee.

221 pagine
il documento che riguarda il tuo debito

Tanto è lunga la sola prima parte delle istruzioni con cui il Fisco spiega ai propri uffici come trattare le imprese in difficoltà. Ne seguiranno altre tre. Nessuno la riassumerà per gli imprenditori: qui sotto le due cose che ti toccano da vicino.

Fonte: Agenzia delle Entrate, circolare n. 5/E del 16 luglio 2026

Cosa dice ora l’Agenzia sull’IVA

La circolare conferma che anche l’IVA può essere ridotta nell’accordo transattivo della composizione negoziata. Non è una concessione a fondo perduto: poggia su un principio già affermato dalla Corte di giustizia europea, secondo cui tagliare l’imposta è compatibile con le regole UE quando lo Stato ci guadagna comunque.

Ed è qui la condizione che conta davvero. Serve un’attestazione — la relazione di un professionista indipendente — che dimostri che con l’accordo il Fisco incassa più di quanto incasserebbe liquidando l’azienda. Tradotto: la trattativa non regge sulla buona volontà, regge sui numeri. Se dai conti risulta che chiudere l’impresa e vendere tutto renderebbe di più, non c’è sconto che tenga.

La domanda a cui devi saper rispondere

Non «di quanto ho bisogno di sconto», ma «quanto incasserebbe il Fisco se la mia azienda chiudesse domani». La riduzione del debito si regge su questo confronto, messo nero su bianco da un professionista indipendente.

L’equivoco che può costare caro

Insieme all’accesso alla composizione negoziata si possono chiedere le cosiddette misure protettive: servono a impedire che, mentre tratti, un creditore ti pignori i conti o ti porti via i beni. Molti imprenditori le interpretano come un interruttore generale: chiedo protezione, si ferma tutto, respiro.

Non è così, e la circolare lo mette per iscritto. Le misure protettive bloccano le azioni esecutive e cautelari, ma non fermano la macchina del Fisco: l’Agenzia continua a calcolare quanto devi, e può comunque iscrivere a ruolo e notificarti le cartelle. Il postino, insomma, continua a suonare.

C’è però un margine: la circolare conferma che la sospensione delle rateizzazioni in corso può essere ottenuta, in via cautelare, come misura specifica — non arriva in automatico con l’accesso, va chiesta.

Perché ti riguarda anche se non sei in crisi

La reazione tipica è “questa roba non mi tocca, io i debiti li pago”. Vale la pena guardarla da un’altra angolazione: la composizione negoziata non è per le imprese decotte, è pensata per quelle che hanno un problema mentre sono ancora in tempo. Arrivarci tardi è il modo migliore per non avere più margini di trattativa — quando il valore dell’azienda si è consumato, l’attestazione che dovrebbe dimostrare la convenienza non regge più.

Tre segnali che vale la pena parlarne con il tuo commercialista prima che diventi urgente:

  1. Stai pagando il Fisco a rate e le rate stanno diventando insostenibili. La rateizzazione che salta non è un incidente, è un sintomo.
  2. Hai ricevuto una segnalazione dai creditori pubblici (Agenzia delle Entrate, Riscossione, INPS). Non sono lettere di cortesia: sono avvisi che, secondo il Codice, dovrebbero farti muovere.
  3. Il debito fiscale sta crescendo per finanziare la gestione corrente. Cioè: non versi per pagare fornitori e stipendi. È il punto in cui il problema smette di essere di cassa e diventa strutturale.

In breve

Con la circolare del 16 luglio l’Agenzia delle Entrate ha messo nero su bianco due cose che si bilanciano. La prima è un’apertura: il debito fiscale, IVA inclusa, è trattabile fuori dal tribunale, a condizione di dimostrare con i numeri che l’accordo conviene allo Stato più della liquidazione. La seconda è un avvertimento: chiedere protezione non ferma le cartelle, e chi lo dà per scontato si espone.

Non è una sanatoria e non è uno sconto automatico. È una strada che esiste, che richiede conti solidi e un professionista che li attesti, e che funziona meglio quanto prima la imbocchi.

Fonti consultate

  1. Agenzia delle Entrate — Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, consultazione pubblica sulla bozza di circolare · primary
  2. Agenzia delle Entrate — Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza: in consultazione pubblica la seconda parte della bozza di circolare · primary
  3. Blast — La circolare n. 5/E sul Codice della crisi: dalla bozza al testo definitivo · secondary
  4. Edotto — Codice crisi d'impresa: circolare Agenzia Entrate su composizione negoziata, IVA e gruppi · secondary