Il 21 luglio l’Osservatorio trimestrale sul venture capital di Growth Capital, in collaborazione con Italian Tech Alliance, ha fotografato il primo semestre 2026: 813 milioni di euro investiti in 145 round nelle startup italiane. Il titolo, letto di corsa, e’ incoraggiante. Ma per capire cosa vuol dire davvero per chi fa impresa, il numero va scomposto: perche’ quegli 813 milioni non raccontano un mercato aperto a tutti, bensi’ un mercato che premia sempre di piu’ chi e’ gia’ avanti.
Il totale e’ trainato dai mega-round
I due trimestri, in valore, sono quasi identici: 411 milioni in 69 round nel primo, 402 milioni in 76 round nel secondo. La cifra complessiva e’ sostenuta da poche operazioni molto grandi. Al netto di questi mega-round, il secondo trimestre risulta in linea con il 2025, con media e mediana in aumento: un segnale, dicono gli analisti, di un ecosistema che matura. Tradotto: tolte le eccezioni da decine di milioni, il mercato “normale” non e’ esploso, ma nemmeno crollato.
Primo semestre 2026 del venture capital italiano: il valore e' stabile tra i due trimestri, ma il totale poggia su poche grandi operazioni.
Dove vanno davvero i soldi: alle fasi avanzate
Qui c’e’ il dato che conta per chi e’ all’inizio. Le operazioni di pre-seed e seed — le fasi iniziali — sono il 59% dei round conclusi, ma pesano poco in valore: 37 milioni il pre-seed, 135 milioni il seed. All’opposto, le Serie A, B e successive raccolgono il 68% dei capitali (276 piu’ 274 milioni) pur essendo solo il 21% delle operazioni. In pratica: tanti piccoli assegni all’inizio, pochi grandi assegni per chi ha gia’ dimostrato di funzionare.
E c’e’ un campanello: nel secondo trimestre le operazioni pre-seed e seed si sono contratte. Francesco Cerruti di Italian Tech Alliance lo dice chiaramente, parlando di una fase di stallo che “rischia di indebolire la fiducia degli operatori”. Fabio Mondini de Focatiis di Growth Capital resta piu’ ottimista sul secondo semestre, guardando alla ripresa europea.
I settori che tirano (e quelli che restano indietro)
Non tutti i comparti pescano allo stesso modo. Per capitale raccolto guidano software (214 milioni, incluse IA e machine learning), smart city (165), fintech (156), deeptech (97) e lifescience (57). Il software, da solo, e’ anche il 25% di tutti i round: e’ il terreno dove oggi si muove piu’ denaro e piu’ spesso. A livello europeo la direzione e’ la stessa, con l’intelligenza artificiale che assorbe circa il 60% del capitale del semestre.
Il capitale del primo semestre 2026 si e' concentrato sul software e sull'AI, sia in Italia sia in Europa.
Cosa farne, se cerchi capitali
Tre indicazioni pratiche che si leggono tra le righe di questi numeri, senza inseguire mode:
- Arriva al fondo con la trazione gia’ pronta. Con il seed in contrazione e i grandi assegni riservati alle fasi avanzate, conviene autofinanziare il piu’ possibile la validazione (primi clienti, primi ricavi ripetibili) prima di aprire un round: rafforza la posizione al tavolo.
- Guarda ai settori dove il denaro si muove. Se il tuo progetto ha un’anima software, dati o AI applicata a un problema reale, sei nel comparto piu’ liquido; se sei fuori, calibra aspettative e tempi sulla minore disponibilita’ di capitale.
- Non contare solo sul venture capital. I tre nuovi fondi del semestre hanno raccolto in tutto 104 milioni: un mercato ancora stretto. Credito bancario, finanza agevolata e clienti che pagano restano, per la maggior parte delle imprese, la benzina piu’ concreta.
Il quadro, insomma, non e’ ne’ da euforia ne’ da allarme. Il venture capital italiano regge e in parte matura, ma distribuisce il denaro in modo sempre piu’ diseguale tra chi e’ partito e chi deve ancora partire. Per un fondatore alle prime armi, la mossa piu’ utile oggi non e’ rincorrere il round: e’ costruire i numeri che, quando il round arrivera’, lo renderanno possibile.