Nei giorni scorsi e’ uscito un nuovo report che fa notizia per una cifra: le grandi imprese italiane prevedono di investire in media 18,4 milioni di dollari in intelligenza artificiale quest’anno. E’ il dato principale di “The Value of AI 2026”, l’indagine condotta da SAP con Oxford Economics su 2.300 dirigenti in 13 Paesi, di cui 200 in Italia. Letto cosi’, sembra una notizia che riguarda solo i grandi. In realta’ il pezzo piu’ utile per chi ha una piccola impresa e’ un altro: quegli stessi grandi, che i soldi li hanno, non sono ancora pronti a usarli bene.
I numeri: si spende di piu’, ma il ritorno resta un’aspettativa
La fotografia italiana e’ quella di una spesa in forte crescita. Oltre ai 18,4 milioni medi previsti per il 2026 (comunque sotto la media globale di 28 milioni), le imprese si aspettano un aumento degli investimenti del 45% nei prossimi due anni. Anche il ritorno atteso cresce sulla carta: un ROI del 20% quest’anno, che dovrebbe salire al 38% entro due anni, con l’AI cosiddetta “agentica” (quella che esegue compiti in autonomia) indicata come la leva su cui si concentrano le attese.
Il punto e’ che questi ritorni sono, per ora, previsioni. E sotto la superficie il report segnala tre nodi che spiegano perche’ tra lo spendere e l’ottenere valore ci sia ancora molta distanza.
Il dato che conta per chi non ha budget milionari: anche tra le grandi imprese la prontezza a governare l'AI e' minima.
I tre nodi: dati, competenze, governance
Il primo nodo sono i dati. Il 67% delle imprese si dice pronto sul fronte dei dati, ma poi il 74% ammette problemi legati alla scarsa qualita’ delle informazioni disponibili. Tradotto: molti stanno costruendo su fondamenta poco solide, perche’ l’AI vale quanto i dati che le dai in pasto.
Il secondo e’ la formazione. L’80% delle imprese non e’ convinto che le proprie iniziative di sviluppo delle competenze stiano al passo con l’evoluzione degli strumenti. Si comprano tecnologie che poi le persone non sanno sfruttare.
Il terzo e’ la governance, cioe’ avere regole, responsabilita’ e processi per usare l’AI in modo controllato. Qui il dato e’ netto: solo circa una su dieci si sente pronta. La maggioranza sta introducendo strumenti senza aver deciso chi decide, con quali limiti e su quali dati.
Perche’ questo aiuta una piccola impresa
Il messaggio pratico e’ controintuitivo. Se anche chi mette sul piatto milioni fatica su dati, competenze e regole, allora il vero collo di bottiglia non e’ il budget: e’ il metodo. E il metodo, a differenza dei milioni, e’ alla portata anche di una micro-impresa.
Una piccola attivita’ non puo’ vincere sulla spesa. Puo’ pero’ vincere sull’ordine: partire piccolo e organizzato mentre i grandi rincorrono su piu’ fronti contemporaneamente. In concreto significa evitare l’errore che il report fotografa nelle imprese piu’ strutturate — “iniziative scollegate” — e fare l’opposto.
La mossa da PMI: non 'adottare l'AI', ma sistemare un processo alla volta con quattro passaggi semplici.
Cosa fare lunedi’
Se stai valutando l’AI in azienda, la lezione del report non e’ “spendi di piu’”, ma “parti da un processo, non da uno strumento”. Prendi un’attivita’ che oggi ti porta via tempo in modo ripetitivo, verifica che i dati che le servono siano in ordine, definisci due regole d’uso scritte e affida a una persona il compito di misurare se il risultato migliora davvero. E’ l’esatto contrario dei progetti “scollegati” che frenano anche le grandi imprese, e non richiede il loro budget: richiede solo di decidere da dove cominciare e fermarsi a controllare che funzioni prima di allargare.