Una coalizione di 42 procuratori generali statunitensi ha aperto un’indagine su OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT. La notizia, riportata da Bloomberg, TechCrunch ed Engadget, arriva in un momento delicatissimo per la società: nelle stesse settimane in cui prepara la quotazione in borsa.
Per chi in azienda usa ChatGPT ogni giorno — per scrivere, sintetizzare, rispondere ai clienti — la domanda pratica è una: mi riguarda? La risposta breve è: per ora, sull’uso quotidiano, non cambia nulla. Ma vale la pena capire cosa stanno guardando le autorità, perché tocca temi che riguardano chiunque maneggi dati con uno strumento del genere.
Cosa stanno indagando, in concreto
Il procuratore generale di New York ha notificato a OpenAI una subpoena (richiesta formale di documenti) venerdì 12 giugno. Secondo i documenti citati dalle testate, la richiesta riguarda un ventaglio ampio di temi:
- pubblicità e modalità di monetizzazione;
- coinvolgimento e ritenzione degli utenti (quanto e come l’app “trattiene” le persone);
- la cosiddetta “sycophancy” del modello (la tendenza dell’AI ad assecondare l’utente);
- la gestione dei dati personali e sanitari;
- il trattamento di minori e anziani.
OpenAI ha fatto sapere che sta collaborando con l’indagine, senza specificare quali Stati siano coinvolti né i dettagli delle richieste.
Procuratori generali
42
Gli Stati USA che hanno aperto l'indagine coordinata su OpenAI. Il primo a muoversi in tribunale era stato la Florida, il 1° giugno.
Fonte: Bloomberg, TechCrunch — 13/06/2026
Perché proprio adesso
Due elementi spiegano il tempismo.
Il primo: questa indagine multi-Stato segue la decisione della Florida, che il 1° giugno è diventata il primo Stato a fare causa direttamente a OpenAI. Quando un fronte si apre, spesso gli altri seguono in modo coordinato.
Il secondo, più rilevante per i mercati: OpenAI sta puntando alla quotazione. Un’indagine così ampia, proprio alla vigilia dell’IPO, è il tipo di nube che può pesare sulla narrazione e sul calendario di un’azienda che si presenta agli investitori.
Cosa cambia per chi usa ChatGPT al lavoro
Mettiamola in chiaro, senza allarmismi:
- Sull’operatività quotidiana: nulla. ChatGPT continua a funzionare. Un’indagine non è una condanna né uno stop al servizio.
- Sul piano dell’attenzione ai dati: è un buon promemoria. I temi sotto esame — dati personali, dati sanitari, minori — sono gli stessi su cui qualunque impresa dovrebbe già essere prudente quando usa strumenti AI. Non incollare dati sensibili di clienti o dipendenti in un chatbot “perché è comodo” resta la regola di base, indagine o no.
- Sul medio periodo: se da queste inchieste nascessero obblighi (più trasparenza, limiti sui dati), ricadrebbero su OpenAI, non su di te — ma potrebbero cambiare alcune funzioni o condizioni d’uso. Niente di cui preoccuparsi oggi, qualcosa da seguire.
La sintesi
Indagine ≠ stop. Per il lavoro quotidiano non cambia nulla; resta valida la regola di sempre: niente dati sensibili dentro un chatbot, qualunque sia il fornitore.
In breve
Quarantadue procuratori USA indagano su OpenAI su dati, minori e pubblicità, proprio mentre l’azienda corre verso la borsa. Per chi usa ChatGPT in azienda, oggi non cambia niente di concreto — ma è il segnale, ennesimo, che gli strumenti AI stanno entrando nel mirino dei regolatori. La prudenza sui dati, che consigliamo da sempre, vale a maggior ragione.