Le prime IGP artigianali italiane superano l'esame nazionale: perché guardarci dentro anche se non fai vetro o merletti

Vetro di Murano, merletto di Burano, corallo e cammeo di Torre del Greco incassano il primo via libera del MIMIT e passano all'EUIPO. Il percorso previsto per le IGP non agricole smette di essere teorico: da oggi c'è un precedente da seguire.

Oggi il MIMIT ha annunciato le prime decisioni nazionali favorevoli sulle indicazioni geografiche protette per prodotti artigianali e industriali. Riguardano quattro produzioni: vetro di Murano, merletto di Burano, corallo di Torre del Greco e cammeo di Torre del Greco.

Se produci mobili, ceramica, tessuti, coltelli, strumenti musicali o qualunque altra cosa che abbia un legame documentabile con il posto in cui la fai, questa notizia ti riguarda più di quanto sembri. Non per i quattro prodotti — per il fatto che qualcuno è arrivato in fondo alla procedura.

Cos’è successo esattamente (e cosa non è ancora successo)

Serve una precisazione, perché nella copertura di giornata i due passaggi tendono a fondersi in un unico “via libera”.

Il percorso di registrazione di una IGP non agricola ha due fasi. La prima è nazionale: la domanda viene esaminata dalla Direzione generale per la proprietà industriale, cioè l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che verifica il disciplinare e il legame con il territorio. La seconda è europea: la pratica passa all’EUIPO, l’ufficio dell’Unione per la proprietà intellettuale, che completa l’esame e arriva alla registrazione.

Oggi è stata superata la prima. Le quattro pratiche vengono ora trasmesse all’EUIPO. La tutela europea vera e propria arriverà a registrazione avvenuta, non prima.

Perché il precedente conta più delle quattro IGP

Il sistema nasce dal Regolamento UE 2023/2411, che ha esteso ai prodotti artigianali e industriali una tutela che fino a ieri esisteva solo per il cibo e il vino. In Italia è stato reso operativo dal decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 51, applicabile dal 7 maggio.

Fra aprile e oggi il quadro giuridico c’era ma nessuno lo aveva ancora percorso per intero. Era una possibilità sulla carta, del tipo che le associazioni di categoria annunciano nei convegni e nessuno sa poi come si attivi davvero.

Da oggi non è più così: esiste un fascicolo che ha passato l’esame, si sa quale ufficio decide, si sa quali requisiti hanno retto alla verifica. Per chi valuta se provarci, è la differenza fra esplorare e replicare.

Come funziona una IGP per prodotti non agricoli

Il Regolamento UE 2023/2411 ha esteso il sistema delle indicazioni geografiche protette ai prodotti artigianali e industriali, prima riservato ai prodotti agroalimentari e ai vini. In Italia il sistema è stato reso operativo dal decreto legislativo 2 aprile 2026 n. 51, applicabile dal 7 maggio 2026. La procedura si articola in una fase nazionale, gestita dalla Direzione generale per la proprietà industriale presso l'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, e in una fase europea affidata all'EUIPO, che completa l'esame e provvede alla registrazione finale. Il 29 luglio 2026 sono state adottate le prime decisioni nazionali favorevoli, relative a vetro di Murano, merletto di Burano, corallo di Torre del Greco e cammeo di Torre del Greco.

Quando una IGP ha senso per un’impresa piccola, e quando no

Qui serve onestà, perché il tema si presta all’entusiasmo.

Una indicazione geografica non è un marchio aziendale. Non protegge te: protegge una denominazione collettiva che potrai usare tu insieme a tutti gli altri produttori che rispettano lo stesso disciplinare. Non si chiede da soli — si chiede attraverso un’associazione o un raggruppamento di produttori, e il disciplinare che ne esce vincola anche te.

Ha senso quando ricorrono tre condizioni insieme.

Il nome del luogo è già un argomento di vendita. Se i tuoi clienti chiedono il prodotto citando il territorio, la denominazione ha già valore economico e serve difenderla. Se il territorio non lo nomina nessuno, la IGP non lo creerà.

C’è qualcuno che ti imita usando quel nome. La tutela serve contro l’uso improprio della denominazione da parte di chi produce altrove. Se il fenomeno non esiste, stai comprando una difesa contro un attacco che non c’è.

Esiste un gruppo di produttori disposto a scrivere il disciplinare e a farlo rispettare. È la parte che fa fallire la maggior parte dei tentativi. Un disciplinare pretende regole vincolanti su materiali, lavorazioni e controlli, e va concordato con concorrenti diretti. Se nel tuo comparto i produttori non si parlano, il progetto muore lì.

IGP collettiva o marchio aziendale: due strumenti diversi

L'indicazione geografica protetta tutela una denominazione legata a un territorio e all'insieme dei produttori che rispettano un disciplinare comune: si ottiene tramite un raggruppamento di produttori, richiede regole condivise su materiali e lavorazioni e un sistema di controllo, e il vantaggio si distribuisce su tutta la filiera locale. Il marchio d'impresa tutela invece un segno distintivo della singola azienda, si registra individualmente, non impone disciplinari condivisi e il valore che genera resta interamente all'impresa titolare. I due strumenti non sono alternativi e possono coesistere sullo stesso prodotto, ma rispondono a problemi diversi: la IGP difende il nome del luogo, il marchio difende il nome tuo.

Cosa fare, in concreto

Se produci in uno dei quattro comparti riconosciuti oggi, il passo è chiaro: verifica con il tuo consorzio o la tua associazione di essere dentro il sistema di controllo del disciplinare. La denominazione la potrà usare solo chi risulta assoggettato ai controlli, non chi si limita a produrre in zona.

Se produci in un altro settore e la cosa ti interessa, non partire dalla domanda. Parti da una telefonata all’associazione di categoria del tuo comparto per capire se qualcuno sta già lavorando a un dossier collettivo: le IGP nascono quasi sempre da un gruppo che si è mosso in anticipo, e inserirsi in un percorso avviato costa infinitamente meno che aprirne uno.

Le informazioni sulla procedura e sui requisiti stanno sul sito dell’UIBM, che è l’ufficio che gestisce la fase nazionale. È lì che vanno cercati i dettagli, non nei comunicati.

In breve

Il 29 luglio 2026 il MIMIT ha adottato le prime decisioni nazionali favorevoli sulle IGP per prodotti artigianali e industriali: vetro di Murano, merletto di Burano, corallo e cammeo di Torre del Greco. Le pratiche passano ora all’EUIPO per l’esame europeo e la registrazione finale.

La tutela non è ancora operativa a livello UE, e su questo conviene non anticipare i tempi nella comunicazione ai clienti.

Il valore della notizia, per chiunque produca qualcosa legato a un territorio, è che il percorso previsto dal Regolamento UE 2023/2411 e dal decreto legislativo 51/2026 ha smesso di essere teorico. Se il nome del tuo territorio vale già qualcosa sul mercato e c’è chi lo usa senza averne titolo, esiste ora una strada battuta da seguire.

Fonti consultate

  1. MIMIT — IGP non-agri, via libera alle prime quattro eccellenze artigianali italiane · primary
  2. ANSA — Bizzotto (Mimit), primo via libera a IGP Vetro Murano e Merletto Burano · press
  3. VeneziaToday — Vetro di Murano e merletto di Burano, un altro passo verso il riconoscimento IGP · secondary
  4. UIBM — Indicazioni geografiche protette per i prodotti artigianali e industriali · documentation